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SULMONA ANTICA, FORME VISIBILI E INVISIBILI DI UN SACCHEGGIO

di Massimo Di Paolo 

Dopo l’ultima domenica, che ha chiuso il ponte lungo tra il giorno della Liberazione e la Festa dei Lavoratori passando per il Santo Patrono, viene da pensare a quanti fatti, eventi, incontri, perdite e partenze sono accadute nella nostra Città. Tanto di molto, la cronaca puntualmente ha testimoniato, ed è certo difficile uniformarne i significati. Scegliamo due riflessioni fra le numerose possibili. La prima, per la Città che vince, la riapertura delle aree gioco per bambini insieme all’intervento dei volontari di via dei Cappuccini che hanno ridato “aria” al quartiere. Esempi di buone prassi: una, urgente, dovuta e ufficiale; l’altra, risultato concreto di un effettivo “patto di collaborazione” tra cittadini e amministrazione. Dovrebbe andare cosi, con una regia impegnata ad orientare verso una Città in armonia. Ma non lo è.

La seconda riflessione, per la Città che perde, dalle facce nascoste ed inquietanti, è più complessa.

È vero: nella giornata dedicata a San Panfilo, patrono di ‘Sulmona nostra’, diventiamo tutti più buoni e riusciamo ancora a raccoglierci tra fede e tradizione. Ma lo sguardo non può tralasciare le cose più umane, bazzecole a fronte delle realtà spirituali, ma certamente importanti per quel vivere civile che si cerca ancora, nonostante tutto, di difendere. Una sorta di prova generale le serate del Santo Patrono che hanno fatto capire cosa si intende per organizzazione; per città turistica; per città storica; per intrattenimento. Purtroppo, crediamo, che sia stata una sorta di simulazione per la prossima estate.  Di fatto, una tana libera tutti’, che ha mostrato le vere intenzioni su cosa rischia di diventare Sulmona al di là dei Comitati dei cittadini, delle conversazioni, delle giornate di studio e delle dichiarazioni d’intenti. Mille decibel di musica techno sul plateatico della SS. Annunziata, sul monumento caratterizzante la Città in tutta la sua bellezza e fragilità: alla faccia delle riflessioni aperte sull’uso del Centro storico, sul rispetto, sulle opportunità. La seconda serata ai piedi del Monumento ai Caduti con i pennoni arredati con le Bandiere istituzionali; una sorta di consolo condiviso. L’assessore al Centro storico sembrava contento; evidentemente la componente “circense” dell’attività politica prevale sulle gravi problematiche di residenzialità e di cura del centro antico della Città. E non vogliamo certo pensare che il motivo di tutto sia un’allegorica attenzione alla fatturazione mensile degli esercizi commerciali elargitori di voti o meno. Però, capiamo ora, alcune assenza e disimpegni mascherati. Meglio il camminare in discesa che in salita: la salita impone un pensare attento, faticoso, nutrito dal dubbio; necessario per le cose complesse che si dovrebbero affrontare quando si dichiara di essere rappresentanti di tutta una cittadinanza e non solo di una parte.

Benedetto Croce definiva “Le avventure di pinocchio” un capolavoro della Letteratura italiana e valorizzava la figura del personaggio, che, nonostante tutto evolveva per diventare uomo: tra furbizie e ingenuità. Senza rancore o pregiudizio, ma le cose sono evidenti. Il vero traguardo a Sulmona non è arrivare a ri-costruire un senso; un percorso che sappia far collimare  storia, bellezza, uso, leggerezza ed equità. Per fare tutto questo occorrerebbe concertazione autentica, rappresentazione delle parti, contaminazione di idee e di metodo: ma anche capi scout coraggiosi e liberi. Gli interventi fino ad ora sono di natura preventiva e repressiva grazie al grande impegno della Prefettura, della Questura e di tutte le Forze dell’Ordine. Resta lo scarto tra la problematica complessa e la cassetta degli attrezzi. “Progettare il sociale” si è detto, e le variabili restano altre: educative, di responsabilità condivisa, di politica territoriale, di ruoli e funzioni. Di fatto non sembra che l’assist sia un gesto atletico conosciuto a Sulmona e neppure i sani suggerimenti, tanto che come farmaco per accelerare il coagulo della cittadinanza si sceglie la baldoria, come dire: mente non pensa, cuore non duole. Fuori metafora: se la gestione della parte più bella della Città risponde alle lobby che influenzano le decisioni dei decisori pubblici; se l’aggressione esplicita al patrimonio antico e alla cittadinanza più debole vuole essere una prassi; se il cinismo del solo guadagno degli amici degli amici diventa l’unico obiettivo, allora la politica delle rappresentanze da cui ci si aspetta la cura, il benessere e lo sviluppo del Centro storico, diventa un palazzo delle illusioni. Le scelte che si vanno facendo sulle aree antiche della Città e la prossima estate ne sarà una prova- spingono gli ecosistemi urbani antichi a spopolarsi perché resi invivibili da chi gestisce visioni ed indirizzi senza rinegoziare permanentemente i bisogni tra abitanti, attività commerciali, istituzioni e beni comuni. Non bastano i margini di autodeterminazione da parte dei cittadini: le associazioni, i collettivi, i presidi culturali che supportano, sollecitano, criticano, riparano legami. Il saccheggio è imponente da anni ma ora, chi deve e chi può, sembra faccia finta di non accorgersi di cosa sta accadendo. I residenti, e chi ama Sulmona, chiedono con forza una visione partecipativa: parlano di sicurezza relazionale, di alleanze civiche, di patto tra istituzioni e comunità.  Ma le poche conoscenze, senza la possibilità di vedere i cittadini come attori e non come sudditi, fanno scegliere altro. Quale livello di consapevolezza e quale riflessione, dinanzi a un Centro storico violentato? Cosa sa, chi è preso dalla sola prospettiva di trasformazione in luna park, della povertà di uso; dello sradicamento; della solitudine del cittadino che ha scelto, per destino o per amore, la permanenza nel cuore antico della città? E quali competenze e studio della complessità urbana possiede chi si arroga il diritto di scegliere in modo avventato, incolto e immaturo, il destino del cuore di una Comunità? L’abitante” diventa una variabile da processare e non un protagonista immerso in un ginepraio di interessi, compulsioni, legami e ignoranza emergente.

Il divertimento fine a sé stesso, il consumo, il beveraggio alcolico, i decibel senza argini, lo sporco, la violenza, stanno diventando le variabili dello sviluppo di Sulmona: un catalogo del degrado, della perdita di senso e delle incapacità condivise.

4 commenti riguardo “SULMONA ANTICA, FORME VISIBILI E INVISIBILI DI UN SACCHEGGIO

  • La musica all’Annunziata è terminata alle 24 nel rispetto di tutti. E non mi sembra che la stessa non sia mai stata teatro di spettacoli. Il monumento dei caduti dove si sono svolte negli anni varie manifestazioni tra notti bianche e scuole di danza, che però non hanno indignato nessuno. Quindi la città viene deturpata dalla vita dalla musica di una città che secondo alcuni dovrebbe vivere come fosse un sepolcro, come se già non lo fosse abbastanza. Però la maleducazione anche degli abitanti del centro storico che lo trasformano in un cesso a cielo aperto per i propri animali la rendono attrattiva per i turisti e rispettosa dei propri monumenti e soprattutto della quiete dei soliti noti. Ma si basta musica basta locali basta persone e divertimento ad attirare i turisti ci penseranno gli escrementi la sosta selvaggia la maleducazione di chi avendo un pass per passare per il centro storico se ne sente padrone totale. Ebbene così sia Sulmona cloaca d’Abruzzo perché solo discarica suonava male. Tra poco ci rimarrete solo voi quelli che hanno tutto da ridire su tutti che impartiscono lezioni che però in vita loro hanno spesso dimenticato

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    Risposta
  • sempre la stessa storia. che aspettiamo a regolamentare i cani e i loro padroni?
    che aspettiamo a sanzionare i giovinastri nostrani e non dai danni che fanno la notte? c’è musica e musica spettacoli e spettacoli musica dura e musica meno dura. l’ultima è stata roba da non crederci. Non si tratta di spegnere tutto ma di rendere tutto adeguato chi viene a Sulmona non viene certo per la musica dura ad alto volume per non dormire in albergo o in B&B per sentire ubriachi che urlano o per saltare tra voomiti e altro. Sulmona discarica e chi l’ha fatta diventare discarica e cosa e stato fatto per salvarla. ridire vuol dire dire pochi quelli rimasti.

    Risposta
  • sempre la stessa storia. che aspettiamo a regolamentare i cani e i loro padroni?
    che aspettiamo a sanzionare i giovinastri nostrani e non dai danni che fanno la notte? c’è musica e musica spettacoli e spettacoli musica dura e musica meno dura. l’ultima è stata roba da non crederci. Non si tratta di spegnere tutto ma di rendere tutto adeguato chi viene a Sulmona non viene certo per la musica dura ad alto volume per non dormire in albergo o in B&B per sentire ubriachi che urlano o per saltare tra voomiti e altro. Sulmona discarica e chi l’ha fatta diventare discarica e cosa e stato fatto per salvarla. ridire vuol dire dire pochi quelli rimasti.

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