ECONOMIA E OCCUPAZIONE IN ABRUZZO: “MARSILIO TORTURA I DATI REALI PER PIEGARLI AI SUO DESIDERI”
di Franco Leone*Ā
L’AQUILA – Premessa. āLāadagio vero sarebbe: āSe torturi i dati abbastanza a lungo,
confesseranno qualsiasi cosaā sottolinea con ironia i pericoli derivanti dallāuso
improprio di metodi statistici per forzare i dati a produrre i risultati desiderati.
Questa frase ĆØ stato attribuito agli studiosi, tra cui lāeconomista vincitore del
premio Nobel Ronald Coase. Tuttavia, il suo primo utilizzo registrato risale al
matematico britannico IJ Good in una conferenza del 1971, in cui menzionò:
Come dice Ronald Coase “Se torturi i dati abbastanza a lungo,
confesseranno”. Insomma il senso si capisce : il mio prof di Statistica optava
per questa versioneā .
Un buon viatico questa premessa per dire che : Il Presidente Marsilio
non riesce mai a vedere il bicchiere, perchƩ lo trova sempre pieno. Per
cui i ā 512mila occupati complessivi sono una notizia notevole, macchiata
solo da un punto decimale che non ci fa raggiungere la media nazionale,
essendo cresciuti di circa 7 punti dal 2020ā. E via ripetendo il solito balletto di
cifre e deduzioni che non trovano mai un riscontro con la realtĆ della qualitĆ
del lavoro. Ho tentato, anche in altre occasioni, di ripetere sempre lo stesso
concetto a chi non vuole intendere che la āstatistica testardamente fornisce
dati, si chiamano numeri, che se vengono torturati ti dicono sempre la veritĆ ā.
Il principio base della Economia ĆØ che se un bene costa meno aumenterĆ la
domanda. Quindi per mantenere i prezzi, ed ĆØ questa ĆØ stata la scelta
secolare e generale della Imprenditoria abruzzese, basta avere più occupati
ed organizzare i āgrandiā numeri, per fare in modo che il lavoro costi sempre
di meno. Sta qui il segreto del perchƩ in Abruzzo, non si riescono ad utilizzare
le risorse dei Fondi Comunitari europei, e siamo sempre alle minime quote di
partecipazione. Il fatto e che questi fondi impongono qualitĆ sociale ed
occupazione, con salari adeguati ai parametri europei, una cosa che non ha
fortuna in Abruzzo. Infatti questo poco interesse per lāuso degli incentivi
dediti alla innovazione, e quindi allāuso dei capitali come fattore produttivo,
sono il fattore che determina il fenomeno āoccupazionaleā abruzzese. Ci
vogliono più persone a lavorare, infatti la nostra regione, per quanto riguarda
le ore lavorate, aveva giĆ una tendenza a diminuire prima della pandemia e
poi sono andate di corsa verso lāaumento del numero degli occupati, con
meno ore lavorate (dati CGIE Mestre). Il punto ĆØ che la inflazione ha morso
anche lāAbruzzo erodendo il costo reale dellāora lavorata, per addetto e
dunque a molte aziende è convenuto far lavorare di più chi aveva già a libro
paga. E mentre alzavano i prezzi dei prodotti finiti, non aumentavano allo
stesso modo le retribuzioni. Insomma, con lāinflazione per alcune aziende il
lavoro è diventato più economico e dunque servivano più lavoratori.
Guardiamo il reddito medio pro-capite di un lavoratore abruzzese ĆØ pari a
20.309 euro, nel 2024, con un valore straordinariamente inferiore a quello
nazionale, cioĆØ dellā88%. Inoltre (sondaggio CGIA di Mestre) i lavoratori
vivono male la loro crescita di occupazione, e Ā solo il 48,9% degli occupati
abruzzesi si dichiara soddisfatto della propria condizione, evidenziando una
diffusa insoddisfazione. Ma lāaltra questione ĆØ che il numero dei pensionati
supera quello dei lavoratori, in un Abruzzo dove si lavorano meno giornate
(circa 228) rispetto alla media del Nord Italia (255 giorni), per cui il ruolo degli
immigrati ĆØ diventato fondamentale, con un neo-assunto su cinque straniero,
evidenziando una dipendenza crescente. Ovviamente esiste un problema, del
tutto trascurato da un Presidente inebriato dalla propaganda, che riguarda la
trascurata transizione demografica in atto in una regione, la diminuzione
anagrafica del numero delle persone in etĆ da lavoro si accompagnano ad
una fase di esodo dei giovani che vanno verso altri luoghi, e proprio a
causa del basso valore delle retribuzioni e dello scarso riconoscimento
professionale. Anni di esodo ingrossate dalle centinaia di migliaia di giovani
in fuga (molti laureati e diplomati), proprio in questa ultima fase di crescita di
una occupazione per niente buona, dove quasi 7mila giovani tra i 25 e i 34
anni si sono trasferiti al Centro-Nord, mentre oltre 3mila hanno scelto lāestero,
configurando una delle perdite generazionali più marcate dellāarea. Il
Presidente parla di un tasso positivo di Disoccupazione, ma i suoi esperti non
gli hanno detto che quanto il denominatore (meno nati tra i 14 e 64 anni,
meno giovani iscritti alle liste perchƩ inattivi, meno residenti perchƩ fuori
regione) diventa piccolo il risultato diminuisce. Quindi numeri che non hanno
a che vedere con un benessere purtroppo non raggiunto. Anzi indicativo dei
salari reali in calo più che nel resto dāItalia, in un quadro di povertĆ in crescita
che riguarda anche tanti lavoratori con salario āstraccioneā termine, non mio,
ma della Commissione Europea. Ma sarebbe utile unāaltra cosa utile
chiedersi perché in Abruzzo è così bassa la partecipazione femminile al
mercato del lavoro, e magari scoprire che ĆØ frenata dal peso del lavoro di
cura, vista la carenza sanitaria che circola, o ancora dalla rarefazione
ācostosaā dei servizi allāinfanzia. Tutte cose che chiedono una politica ostile
alle āmancetteā, come le ultime date alle imprese, ideate dal Governo, con
lāennesimo inutile Decreto di Maggio. Se si vuole ācambiareā bisogna che
Giunta Regionale, imprese e sindacati concertino insieme una diversa visione
dello sviluppo socio – economico ed industriale regionale, e stabilire che non
possiamo augurarci uno sviluppo basato sulla ācontrazioneā dei salari, mentre
il mondo corre verso la Innovazione e la internazionalizzazione. Ed ecco
infine il punto tra uso più marcato dei Fondi europei, dediti allo sviluppo della
regione nel suo insieme e risorse ZES, tutte orientate verso la costa a scapito
delle zone interne della Regione. Ć questione culturale.
*Economista




