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UN GRANDISSIMO UOMO ED UN AMICO SINCERO SE N”E’ ANDATO

di Gianvincenzo D’Andrea

(vice presidente della Fondazione Isal – Ricerca sul dolore)

Ho conosciuto Alex Zanardi tanti anni fa in occasione di un ritiro di preparazione per i Campionati mondiali della Nazionale Italiana di Ciclismo Paralimpico  sull’Altopiano delle Rocche, vicino l’Aquila.

Io e l’amico Fernando Ranalli eravamo andati a salutare il Commissario Tecnico dell’epoca, Mario Valentini, per invitarlo a Sulmona in occasione di un convegno sul dolore cronico da me organizzato sotto l’egida della Fondazione  Isal – Ricerca sul dolore.

L’incontro avvenne in un in un albergo del posto nel tardo pomeriggio; Valentini fu molto contento dell’invito ricevuto e dopo una piacevole conversazione durata un paio d’ore ci chiese se avevamo piacere di restare a cena con loro in modo che io potessi spiegare a tutti (atleti, dirigenti e tecnici) il problema del dolore cronico, peraltro ben conosciuto da diversi atleti presenti, ma sopratutto delle nuove possibilità  di cura  che, grazie alle nuove scoperte scientifiche sull’argomento, avrebbero potuto cambiare la vita di tanti malati.

Ci fermammo a cena, dunque, ed a me capitò di trovare posto in un tavolo in cui erano seduti Alex Zanardi ed altri atleti tra cui diversi vincitori di medaglie nelle precedenti edizioni dei Campionati Mondiali di Ciclismo Paralimpico.

Dopo una prima fase iniziale un po’ formale la conversazione si sciolse e mi capitò  di essere sottoposto ad una sorta d interrogatorio, invero stimolante e piacevole, in cui ognuno mi rivolgeva domande che facevano ben intendere l’interesse personale per una malattia, il dolore cronico, da  essi ben conosciuta a causa della vicenda traumatica di cui  ognuno era rimasto vittima.

Ricordo ancora oggi le cose che mi chiese Alex, la sua parlata con la erre arrotata e  le sue considerazioni sulle informazioni.ricevute.

Lanciai l’idea di realizzare un’indagine insieme a tutte le federazioni dello sport paralimpico per valutare   la presenza del dolore cronico fra gli atleti di tutte le discipline e sopratutto l’incidenza della malattia dolorosa cronica sulla loro vita.

Alex fu entusiasta e mi disse che mi avrebbe aiutato, per quanto avrebbe potuto, a realizzare l’idea per cui si era entusiasmato.

A quel punto mi venne in mente di chiedergli se aveva piacere di divenire “Ambasciatore della Fondazione ISAL” ; mi rispose di getto :” Se pensi che possa essere utile per ciò  che fate non c’è problema, ditemi  soltanto come posso aiutarvi”.

Da quella volta ci siamo sentiti ripetutamente per la realizzazione di alcune campagne di sensibilizzazione sociale sul dolore cronico e di promozione della cultura della terapia de dolore.

Non si è  mai risparmiato, (compatibilmente con i suoi numerosissimi impegni)  e si è sempre informato dei risultati delle iniziative cui aveva partecipato con entusiasmo.

In alcuni casi i  suoi consigli sono stati fondamentali e quando glielo dicevo  lui, con la sua consueta modestia,  ripeteva che non aveva fatto nulla di straordinario.

Avevamo convenuto di realizzare una videointervista in cui avremmo spiegato insieme l’importanza di una presa di coscienza collettiva sul problema del dolore nel nostro Paese, sulla sua  dimensione e sui costi individuali e collettivi e sopratutto sulla  necessità  che ognuno desse il suo piccolo contributo per migliorare lo stato delle cose.

A questo progetto ci teneva molto ed aveva stabilito che dovessi organizzare il tutto in una data successiva alla conclusione di un tour di ciclismo paralimpico al quale aveva assicurato la sua partecipazione.

Era tutto pronto per la registrazione, prevista (per sua comodità) in un albergo di Padova, quando capitò quel maledetto incidente stradale vicino Pienza; cio’ che  è successo dopo lo sappiamo tutti ed  ora è  arrivata la notizia della sua scomparsa..

Alex era un grandissimo uomo di smisurata generosità che nonostante la sua condizione di  handicap pensava sempre a quanto avrebbe potuto fare per dare sollievo  alle malattie ed ai problemi degli altri..

Mi mancheranno molto il suo entusiasmo e la sua autoironia spiazzante, ma così  ha deciso il fato.

Il mio cuore, come per tutti coloro che lo hanno conosciuto, è  pieno di  immensa tristezza.

Che la terra ti sia lieve, Alex.

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