ADDESI RICORDA ZANARDI: “UN AMICO VERO. A MONTESILVANO VINCEREMO PER LUI”
Non è la bacheca piena di ori a mancare oggi, ma l’uomo capace di mangiare un panino su una panchina dell’Isola d’Elba, ignorando il richiamo dei ristoranti di lusso. Perché Alex Zanardi, per chi lo ha vissuto davvero, non era il “monumento” della resilienza, ma un amico che sapeva gioire più per i successi degli altri che per i propri.
A tracciare questo ritratto intimo e potente, in un’intervista rilasciata al quotidiano Il Centro, è Pierpaolo Addesi. Il commissario tecnico della Nazionale di ciclismo paralimpico, originario di Torrevecchia Teatina, fatica a nascondere l’emozione mentre ricorda quel legame nato nel 2008, alle soglie di Pechino, e diventato negli anni un pilastro della sua vita.
«Alex era una persona vera, uno dei tanti», racconta Addesi ai microfoni del quotidiano abruzzese. «Nonostante la fama mondiale, non lo abbiamo mai visto alterarsi. Era di un’umiltà disarmante». Il CT ricorda con un sorriso la disponibilità incessante verso i tifosi: a chi chiedeva una foto, Alex rispondeva con il suo spirito romagnolo: «Perbacco, sono qui per questo!».
Un carisma che si trasformava in grinta feroce non appena si metteva in strada. Addesi riporta alla mente gli allenamenti in cui lui pedalava in bici e Zanardi sulla sua handbike: «Affrontava salite estreme con una forza che mi lasciava senza parole. Dava sempre il 110 per cento, spingendo tutti noi a spostare il limite un po’ più in là».
Il momento che Addesi custodisce con più gelosia risale al Mondiale 2018. Quando il tecnico abruzzese conquistò la sua prima medaglia su strada, Zanardi — che ne aveva vinte due solo quarantotto ore prima — fu il primo a corrergli incontro. «Stavo piangendo, lui mi abbracciò forte gridando che era più felice per il mio traguardo che per i suoi. Mi lasciò di stucco, ma era proprio così: lui era il tifoso numero uno della squadra».
Ora che il silenzio avvolge le strade che Zanardi amava percorrere «sempre volentieri», il testimone passa alla Nazionale. Il calendario mette il cuore a dura prova: dal 7 al 10 maggio, infatti, la Coppa del Mondo di paraciclismo farà tappa proprio in Abruzzo, a Montesilvano.
Sarà la prima grande sfida senza di lui, ma con lui nel motore. Addesi è stato chiaro nelle sue dichiarazioni a Il Centro: «Siamo affranti, ma bisogna andare avanti. Correremo per lui e gli dedicheremo ogni medaglia che arriverà. Lo faremo con estremo tatto, rispettando il volere della moglie Daniela, magari con piccoli simboli durante la gara».
L’eredità di Alex, in fondo, è tutta qui: nella forza di rialzarsi che ha regalato a un intero movimento. «Ci ha insegnato a non abbatterci mai», conclude Addesi. «Sarà sempre con noi. Ciao Alex».



