LA CITTA’ DI CELESTINO V SCENARIO DI GUERRA. PIETRUCCI: FOTO DI UN’IRONIA AMARA CON UN CARRO ARMATO PUNTATO SULLA EX SCUOLA DE AMICIS
di Pierpaolo PietrucciĀ
L’AQUILA – In questo scatto a San Bernardino trovo un’ironia amara, che forse dice molto più di mille discorsi ufficiali.
Un carro armato ĆØ parcheggiato con il cannone puntato proprio di fronte alla ex scuola De Amicis. Anche se quella frase non ĆØ scritta sulla facciata, ogni aquilano la porta incisa dentro: Ā« ā , Ā».
Il punto non ĆØ la legittimitĆ della festa, ma la decodifica di quello che stiamo vedendo. Ģ Ģ Ģ , .
CāĆØ stata unāepoca, nemmeno troppo lontana, in cui queste celebrazioni puntavano sulla rievocazione storica come monito di un costante lavoro per la costruzione di un processo di pace. Puntavano sulla dimostrazione della logistica umanitaria, delle mani che montavano ospedali da campo o che scavavano nel fango o tra le macerie.
Oggi la narrazione ĆØ cambiata: quando trasformi i mezzi dāassalto in unāattrazione della domenica, stai compiendo unāoperazione culturale pericolosa: .
Il linguaggio narrativo ĆØ una struttura di pensiero. Se svuotiamo le armi del loro peso tragico per renderle “pop”, togliamo ai ragazzi gli strumenti per capirne la complessitĆ . Un bambino che sale su un cingolato con la naturalezza con cui salirebbe su unāaltalena impara che la forza ĆØ intrattenimento. ‘ Ģ ĆØ una responsabilitĆ estrema che dovremmo aspirare, un giorno, a non dover più chiedere a nessuno di assumersi.
Proprio ora che L’Aquila ĆØ Capitale della Cultura, il contrasto tra quel metallo e lāideale della De Amicis ci ricorda che la vera sicurezza di una Nazione non sta nella spettacolarizzazione della forza, ma nella soliditĆ delle menti che sta crescendo.
,ma ricordiamoci che lāunica arma che costruisce un futuro dove gli eserciti non siano più necessari ĆØ quella che si sfoglia tra i banchi. Tutto il resto ĆØ una narrazione che abbiamo il dovere di decodificare, prima che diventi lāunica realtĆ possibile.





perfetto, pienamente d’accordo
Parlare di ‘armi rese pop’ mentre si ignora che quegli stessi mezzi e quegli stessi uomini sono la garanzia della nostra libertĆ ĆØ il colmo del privilegio. Ć facile fare filosofia tra i banchi di scuola grazie a chi, fuori da quei banchi, si assume il peso tragico della difesa. Curioso poi che la logistica umanitaria piaccia solo quando c’ĆØ un disastro, ma diventi ‘spettacolizzazione della forza’ quando si mostra l’efficienza dei mezzi. Forse la vera operazione pericolosa ĆØ insegnare ai giovani che la sicurezza sia un concetto astratto che cade dal cielo, e non il risultato del sacrificio di chi indossa una divisa.