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A GIANPAOLO DE RUBEIS: QUALCHE RICORDO E UN PENSIERO

di Giosafat Capulli 

L’AQUILA – Caro Gianpaolo. Oggi rendiamo omaggio alla tua salma nel Tempio dedicato a Celestino V. Ci inchiniamo alle spoglie mortali di quel grande uomo che sei stato. Mentre ti scrivo, mi tremano le dita sulla tastiera per averti conosciuto, voluto bene e stimato per quel galantuomo dalle mani d’oro che sei stato. Eri un innamorato vero della vita e della tua città. Della vita, visto che ne hai salvate tante, ma tante proprio. Della tua città, perché ti chiedevi, col tuo impegno politico, cosa potevi fare per renderla migliore, mai cosa potevi prendere. Ed ecco che al mattino, entrando nel tuo reparto dove la vita e la morte mettevano in campo il loro quotidiano braccio di ferro, il tuo buon giorno condito da un sorriso unico, richiamava alla speranza tutte e tutti coloro ai quali avevi estirpato quel brutto male che si chiama tumore. Seminavi gioia, caro Gianpaolo, come tutti gli innamorati della vita che rendono carne i loro valori profondi. E tu eri un Cristiano di quelli veri, dove gli ultimi trovavano sempre considerazione e rispetto. Davi lustro a una città che era da vivere e viveva; non l’avresti mai accettata com’è ora, ridotta a sepolcro imbiancato: pietre senza anima né vita, con persone che girano mostrando arroganza e strumenti di morte. Poi quel male che hai combattuto per tutta una vita s’è abbattuto proprio su di te. Ma se la tua carne è sfiorita, i valori che hai seminato andranno coltivati da chi resta. Hai vissuto il tuo impegno politico come crescita collettiva, come bene comune, come donarsi a tutta una città, indipendentemente dal posizionamento tra i vari schieramenti. Sei stato uomo di unione, mai di divisione. E questo resta in chi ha avuto il privilegio di viverti accanto, la tua famiglia, e in coloro che ti hanno conosciuto professionalmente e umanamente. Buon viaggio Gianpaolo.

 

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