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PRIMO MAGGIO. CGIL ABRUZZO MOLISE: “E’ EMERGENZA SALARI E UN PENSIERO A CHI SOFFRE A CAUSA DELLE GUERRE”

PESCARA – ā€œIl primo pensiero, in questo Primo Maggio, va alle tante
popolazioni che soffrono a causa delle guerre in corso. ƈ assordante la distruzione della
guerra e troppo flebile la voce della diplomazia nella ricerca della pace. Le
conseguenze dei conflitti arrivano anche nel nostro Paese, alimentando inflazione e
stagnazione economica, in un contesto giĆ  caratterizzato da precarietĆ  e salari bassiā€.
Lo afferma il segretario generale della Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri, alla vigilia
della Festa del Lavoro, che vedrĆ  iniziative del sindacato a Giulianova, Luco dei Marsi,
Ortona e Santa Croce di Magliano in Molise.
ā€œIl decreto Primo Maggio non porta alcun beneficio concreto alle lavoratrici e ai
lavoratori: le risorse stanziate vanno quasi interamente alle imprese – aggiunge Ranieri –
Parliamo di circa 960 milioni di euro destinati alle aziende, mentre i lavoratori non
ricevono nulla, in un contesto in cui, dal 2020 ad oggi, i profitti delle imprese sono
cresciuti e i salari reali sono invece diminuiti per effetto dell’inflazione e del drenaggio
fiscaleā€.
ā€œLa vera prioritĆ  del Governo – prosegue – dovrebbe essere quella di aumentare i
salari attraverso una rimodulazione e indicizzazione delle aliquote Irpef per i lavoratori
dipendenti, che oggi pagano sempre più tasse proprio a causa dell’inflazione. Con
un’inflazione programmata al 2,9% per il 2026, un lavoratore con un imponibile di
35.000 euro subirĆ  un ulteriore prelievo fiscale di circa 1.500 euro. Un pensionato con
mille euro al mese pagherà circa 370 euro in più. È su questa ingiustizia che il Governo
dovrebbe intervenire, non con provvedimenti spot che non miglioreranno la condizione
dei lavoratoriā€.
ā€œLa Cgil chiede da tempo – va avanti il segretario – una vera riforma fiscale per
aumentare i salari, una legge sulla rappresentanza che obblighi le imprese ad applicare
i contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni più rappresentative e
l’introduzione anche in Italia del salario minimo, come giĆ  avviene nella maggior parte
dei Paesi europei. Ad oggi tutte queste richieste restano senza rispostaā€.
ā€œL’introduzione del cosiddetto ā€˜salario giusto’ – osserva ancora – non obbliga le
imprese ad applicare i contratti collettivi nƩ garantisce un reale aumento delle
retribuzioni. I risultati saranno marginali, se non addirittura nulli. L’applicazione dei
contratti nazionali e il contrasto alla liberalizzazione degli appalti incidono anche sulla
sicurezza sul lavoro, ma nel decreto non c’è nulla, mentre gli infortuni continuano ad
aumentareā€.
ā€œLe misure previste puntano sugli incentivi alle imprese che assumono, ma le
aziende assumono quando hanno bisogno di manodopera, non in base ai contributi che
ricevono. In una fase caratterizzata dal calo della produzione industriale, dall’aumento
dei costi dell’energia e da un Pil stagnante – sottolinea Ranieri – con interi settori in crisi,
molte imprese stanno riducendo il personale o ricorrono agli ammortizzatori socialiā€.

ā€œI dati di Abruzzo e Molise sono molto preoccupanti – afferma – In Abruzzo nel 2025
il ricorso alla cassa integrazione ĆØ aumentato di oltre il 30% rispetto al 2024 e di oltre il
115% rispetto al 2023. Ancora più grave è il dato della cassa integrazione straordinaria,
che segna un incremento di oltre il 250% con più di 12 milioni di ore autorizzate. In
Molise la situazione è ancora più critica: la cassa integrazione è cresciuta del 200%
rispetto al 2024 e quella straordinaria di oltre il 470%, con quasi 5 milioni di ore
autorizzateā€.
ā€œLa cassa integrazione straordinaria viene utilizzata nei casi di crisi aziendale o
riorganizzazione, quindi indica difficoltĆ  strutturali profonde del sistema produttivo. Se
c’è un elemento positivo in questo decreto ĆØ l’ammissione implicita che in Italia esiste
un enorme problema legato ai salari, che oggi non consentono alle persone di arrivare
alla fine del mese e bloccano la crescita economica del Paese. Ma siamo ancora lontani
da una vera presa di coscienza: servono scelte concrete – conclude Carmine Ranieri –
per redistribuire il reddito e migliorare davvero la condizione delle lavoratrici e dei
lavoratoriā€.

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