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DIECIMILA PERSONE INVADONO COCULLO PER LA FESTA DEI SERPARI

Cocullo, il rito dei serpari richiama diecimila persone: tra fede, tradizione e identità il messaggio del vescovo

Foto di gruppo per i serpari

COCULLO, 01 maggio – Diecimila presenze, un paese trasformato in un crocevia di fede e tradizione, e un rito che continua a parlare al presente. La festa di San Domenico Abate a Cocullo si conferma uno degli appuntamenti più suggestivi e partecipati d’Abruzzo, capace di unire spiritualità, storia e identità collettiva.

Una lieve flessione rispetto allo scorso anno, secondo gli addetti ai lavori, non ha scalfito il colpo d’occhio di una piazza gremita, nonostante temperature tutt’altro che primaverili. Sono stati circa trecento gli esemplari raccolti dai serpari – cervoni, saettoni e biacchi – che hanno adornato la statua del santo nel momento più atteso della giornata.

La macchina organizzativa si è messa in moto già dalle 9.30 con il corteo in costume storico per l’offerta dei ciambellati, i dolci simbolo della devozione locale. Dopo la messa solenne delle 11, a mezzogiorno in punto si è rinnovato il rito: l’uscita della statua di San Domenico dalla chiesa, avvolta dai serpenti tra lo stupore e la partecipazione dei fedeli.

Un rito millenario, candidato a patrimonio immateriale dell’umanità Unesco, che va ben oltre il folklore. Qui il sacro cristiano si intreccia con le antiche tradizioni del popolo dei Marsi, in un legame profondo tra uomo e natura. Gli animali, specie protette e costantemente monitorate, vengono restituiti integri al loro habitat al termine della festa.

Nel cuore della celebrazione si è inserito anche il messaggio del vescovo, che ha invitato a riscoprire il significato più autentico della festa. Non solo spettacolo, ma un richiamo alla fede come esperienza viva: San Domenico, ha sottolineato, è simbolo di protezione, liberazione dalle paure e riconciliazione, anche con l’ambiente. Un passaggio particolarmente sentito ha riguardato proprio il rapporto tra uomo e natura, indicato come modello di equilibrio in un tempo segnato da crisi climatiche e fragilità sociali.

Non sono mancati i richiami alla comunità e al valore delle radici, viste non come rifugio nel passato ma come base per costruire il futuro, con un invito rivolto soprattutto ai giovani a custodire e tramandare questo patrimonio.

Accanto alla dimensione spirituale, la festa ha offerto anche momenti di colore e tradizione popolare. Come quello della campanella, che i fedeli suonano con la bocca secondo un’antica credenza contro il mal di denti. E ancora il pellegrinaggio dei devoti provenienti da Atina, che hanno rispettato un’usanza tramandata nel tempo: lasciare la chiesa senza mai voltare le spalle al santo, in segno di rispetto e devozione.

Imponente anche lo sforzo logistico per gestire l’afflusso: Trenitalia ha potenziato la tratta Roma-Pescara con 14 treni, di cui 9 straordinari, garantendo circa quattromila posti a sedere. I bus Tua hanno assicurato collegamenti costanti con Sulmona, Scanno e Anversa degli Abruzzi.

Soddisfazione è stata espressa dal sindaco Sandro Chiocchio, che ha sottolineato l’atmosfera festosa e la grande partecipazione, elementi che rappresentano un motivo di orgoglio per l’intera comunità. Proprio da qui si è sviluppata una riflessione più ampia sull’importanza dell’accoglienza, considerata leva strategica per il futuro del territorio.

L’obiettivo è chiaro: trasformare il successo di una giornata in un’opportunità duratura, migliorando i servizi e incentivando un flusso turistico più continuo durante l’anno. Perché Cocullo, con il suo rito unico al mondo, non è soltanto memoria, ma anche prospettiva.

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