RITOCCO ESTETICO CON FILLER O BOTOX PER SEMBRARE PIU’ GIOVANI. MA A VOLTE…
di Marco Zambianchi *
PARMA – Sempre più italiani vanno dal medico estetico per un po’ di filler o botox, tipo una manutenzione veloce per far sembrare la faccia fresca come dopo una vacanza alle Maldive. Nella stragrande maggioranza dei casi va tutto liscio come l’olio, ma ogni tanto i microbi decidono di organizzare una festa non invitati. E qui entra in gioco il lato un po’ più “selvaggio” della microbiologia.
Con i filler (soprattutto quelli a base di acido ialuronico) il rischio microbiologico più comune ĆØ un’infezione batterica. Se durante l’iniezione la pelle non viene disinfettata per bene o la tecnica non ĆØ impeccabile, batteri come lo Staphylococcus o lo Streptococcus possono intrufolarsi e scatenare rossore, gonfiore e dolore nel giro di pochi giorni. Ć come lasciare la porta di casa aperta e scoprire che un gruppo di ospiti indesiderati ha deciso di piazzarsi sul divano.
Ma la vera star delle complicanze, quella che fa più ridere (amaro) per quanto ĆØ astuta, ĆØ il biofilm. Pensatelo come una specie di condominio abusivo di batteri che si costruisce proprio intorno al filler. Il materiale iniettato diventa una specie di impalcatura perfetta: i microbi ci si attaccano sopra, si moltiplicano e creano uno strato protettivo appiccicoso, fatto di polisaccaridi e proteine, tipo un fortino di gelatina invisibile. Dentro questo scudo i batteri si mettono in modalitĆ “sonno profondo” (le famose cellule persister), rendendosi praticamente invisibili agli antibiotici normali. Il risultato? Noduli, gonfiori o infiammazioni che spuntano settimane, mesi o persino anni dopo. A volte basta un’influenza, un herpes labiale o un qualsiasi stress per l’organismo e il biofilm si “risveglia”, come se i batteri avessero impostato una sveglia con promemoria: “Ehi, oggi rompiamo le scatole!”. Ć un po’ come avere dei coinquilini silenziosi che pagano l’affitto in problemi: difficili da sfrattare, resistenti ai trattamenti e capaci di far infiammare tutto all’improvviso. Per questo le infezioni tardive da filler sono più insidiose di quelle immediate.
Con il Botox, invece, la situazione ĆØ tranquillissima. La tossina botulinica ĆØ sterile, non lascia residui estranei a lungo termine e la procedura ĆØ una semplice punturina nei muscoli. Le infezioni batteriche sono rarissime, praticamente da lotteria con probabilitĆ da “vincere al gratta e vinci”. Gli effetti collaterali più frequenti sono di tipo neuromuscolare (tipo palpebra un po’ calante per qualche giorno), non microbiologici.
Quanto succede in Italia? Nel 2024 si sono superate le 760.000 procedure tra botox e filler, con un boom impressionante rispetto all’anno prima. Le complicanze infettive vere e proprie restano comunque rare: per i filler si parla di percentuali bassissime, tra lo 0,04% e lo 0,2% per le infezioni acute, mentre quelle da biofilm rientrano tra gli eventi tardivi poco frequenti. Le cose si complicano di più quando i trattamenti vengono fatti da mani non esperte, in posti non adatti o con prodotti dubbi.
Insomma, filler e botox non sono di per sĆ© una roulette russa microbiologica, ma come ogni cosa che coinvolge aghi e pelle, conviene giocarsela con prudenza. Scegliere un medico specialista che tratta la disinfezione come una religione, fare un’anamnesi seria prima (soprattutto se si ha tendenza all’herpes) e non improvvisare in saloni opinabili aiuta tantissimo a tenere i batteri fuori dalla festa.
Se qualcosa non torna dopo il trattamento ā gonfiore strano che non passa, noduli o rossore persistente ā meglio correre dal medico senza aspettare che il “condominio batterico” si ingrandisca troppo. Meglio prevenire che dover chiamare la ditta di disinfezione estetica!
*Microbiologo UniversitĆ di Parma




