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COCULLO SI PREPARA ALL’INVASIONE: 15MILA IN ARRIVO PER IL RITO DEI SERPARI

Il borgo di Cocullo è pronto a trasformarsi, ancora una volta, nel centro del mondo. Per la giornata di domani, primo maggio, le autorità locali stimano l’arrivo di oltre 15mila persone, pronte ad accorrere tra i vicoli del centro storico per assistere alla Festa dei Serpari. Un evento che travalica il semplice folklore: si tratta di un rito millenario, oggi candidato a patrimonio immateriale dell’Unesco, dove il sacro cristiano e le antiche eredità del popolo dei Marsi si fondono in un abbraccio unico tra l’uomo e il rettile.

La macchina delle celebrazioni si metterà in moto alle 9.30, quando il corteo in costume storico sfilerà per l’offerta dei ciambellati, i dolci tipici della devozione locale. Dopo la messa solenne delle ore 11, il culmine è fissato per le 12 in punto: l’uscita della statua di San Domenico Abate dalla chiesa.

In quel momento, i serpari avvolgeranno il simulacro con cervoni, saettoni e biacchi. Non c’è pericolo per gli animali: si tratta di specie protette, censite e monitorate, che al termine della festa verranno restituite integre ai loro habitat naturali.

Data l’eccezionalità dell’afflusso, è scattato il piano logistico senza precedenti. Trenitalia ha potenziato la tratta Roma-Pescara con 14 treni (di cui 9 straordinari), garantendo circa 4mila posti a sedere. I bus Tua assicureranno collegamenti costanti con Sulmona, Scanno e Anversa degli Abruzzi. Per chi arriva in auto, sono stati predisposti parcheggi periferici serviti da navette gratuite attive dalle ore 8. I camper saranno dirottati in via Santa Maria in Campo. All’interno del borgo vige il divieto assoluto di introdurre bottiglie di vetro, biciclette e monopattini. Poiché a Cocullo non sono presenti stazioni di rifornimento, si raccomanda ai visitatori di fare carburante nei centri limitrofi prima di mettersi in viaggio.

Il rito affonda le radici nel culto della Dea Angizia, divinità dei Marsi esperta di erbe e veleni. Con l’avvento del Cristianesimo, la figura della dea è stata sostituita da quella di San Domenico, il monaco benedettino che, secondo la leggenda, protesse la popolazione dai morsi della rabbia e dai rettili velenosi. Un legame profondo che, a distanza di secoli, continua a richiamare turisti e studiosi da ogni parte d’Italia e dall’estero.

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