CIRO PACE RIPARTE A PIEDI: DA PIAZZA SAN PIETRO AD ASSISI UN NUOVO CAMMINO DI FEDE, FATICA E SPERANZA PER I GIOVANI
di Mauro Cianfaglione
Ciro Pace torna in cammino. E non è mai solo un viaggio, non è mai soltanto una distanza da percorrere: è un richiamo profondo, quasi una necessità dell’anima. È il bisogno di rimettersi in strada per cercare, incontrare, comprendere. È il passo che diventa preghiera, il sudore che si trasforma in consapevolezza. Il prossimo primo maggio partirà da Piazza San Pietro, cuore pulsante della cristianità, con una meta che è simbolo universale di spiritualità: la Basilica di San Francesco d’Assisi. Due luoghi carichi di storia e significato, uniti da circa 250 chilometri di strada, che Ciro percorrerà interamente a piedi in undici giorni, seguendo “Il Cammino di San Francesco d’Assisi attraverso la Via di Roma”.

Non è la prima volta che sceglie la strada come maestra. Alle sue spalle ci sono esperienze che hanno lasciato segni indelebili: il Cammino di Santiago, il gesto simbolico alla Cruz de Hierro, il pellegrinaggio a Medjugorje. Viaggi lunghi, spesso duri, che lo hanno portato ad attraversare l’Europa fino a spingersi in Russia. Esperienze che non si dimenticano, che cambiano il modo di guardare il mondo e, forse, anche il modo di stare dentro la vita. Ora un nuovo percorso lo attende. Attraverserà luoghi che parlano al cuore prima ancora che agli occhi: Rieti, Piediluco, la maestosa Cascata delle Marmore, Spoleto, Trevi, Foligno, Spello e Santa Maria degli Angeli, fino ad arrivare ad Assisi. Ogni tappa sarà una storia, ogni incontro una traccia, ogni passo una conquista. Camminerà tra i 25 e i 30 chilometri al giorno. Numeri che, sulla carta, sembrano semplici, ma che sulla strada diventano fatica vera: gambe pesanti, spalle segnate dallo zaino, silenzi lunghi in cui si impara ad ascoltare sé stessi. La notte troverà riparo nei conventi, luoghi essenziali dove il tempo sembra rallentare e l’anima trova spazio per respirare. Il suo zaino è lo specchio della sua filosofia: essenziale, rigoroso, autentico. La “regola del tre”: un cambio indossato e due di riserva. Dentro, solo ciò che serve davvero — fornelletto, abbigliamento tecnico, medicinali di primo soccorso, coperta termica, sacco lenzuolo. E poi acqua, barrette, integratori: il minimo indispensabile per andare avanti. Perché il cammino insegna anche questo: distinguere ciò che è necessario da ciò che è superfluo.

Ma la verità è che Ciro non cammina solo per sé. Il suo è un messaggio forte, diretto, quasi controcorrente. In un tempo in cui tutto corre veloce, in cui molti giovani vivono incollati a uno schermo e immersi in realtà spesso segnate da violenza e superficialità, lui sceglie la lentezza. Sceglie il silenzio. Sceglie la fatica vera. Il suo obiettivo è chiaro: dimostrare che esiste un’altra strada. Che si può vivere diversamente, che si può riscoprire la bellezza delle cose semplici, del contatto umano, della natura, del tempo che scorre senza filtri. Vuole aprire un canale, un dialogo, una possibilità per chi ha bisogno di ritrovare un senso. E non è solo. A seguirlo ci sono centinaia di persone: giovani, adulti, anziani. Non semplici spettatori, ma compagni di viaggio a distanza. Molti gli scrivono, raccontando come, attraverso i suoi passi, riescano a vedere luoghi che non vedrebbero mai, a emozionarsi, a sentirsi parte di qualcosa. Il cammino di Ciro Pace riparte da Roma, ma non si ferma ad Assisi. Va oltre. È un invito, un segnale, una testimonianza. È la prova che, anche oggi, in mezzo al rumore del mondo, c’è ancora spazio per il silenzio dei passi e per la forza delle scelte autentiche.




