SEQUESTRO ANNULLATO DALLA CASSAZIONE: RESTITUITI 21 MILA EURO ALL’ANZIANO PADRE DEL LADRO SERIALE
Non bastano i sospetti, né il contesto familiare, per giustificare un sequestro di denaro. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, che ha annullato il provvedimento con cui la Procura della Repubblica di Sulmona aveva disposto il sequestro di 21mila euro nei confronti di un 80enne del posto, padre di un 51enne noto alle cronache come ladro seriale.
La decisione è arrivata al termine del ricorso presentato dagli avvocati Alessandro Margiotta e Stefano Michelangelo, che hanno sostenuto l’estraneità dell’anziano rispetto alle attività illecite del figlio. I giudici capitolini hanno accolto la tesi difensiva, rilevando come non vi siano elementi concreti per collegare quella somma di denaro ai reati contestati.
La vicenda risale allo scorso gennaio, quando un’operazione congiunta di polizia e carabinieri portò alla scoperta di un vero e proprio deposito della refurtiva. Il 51enne, secondo gli inquirenti, avrebbe messo a segno una ventina di furti negli ultimi mesi insieme alla compagna.
Nel magazzino di via XXV Aprile, a Sulmona, furono rinvenuti quattro computer sottratti al liceo Vico, una ventina di prodotti cosmetici rubati in due centri estetici e altra merce proveniente da una stazione di servizio Tamoil. Parallelamente, in un’abitazione di Torre de Nolfi, frazione di Bugnara, venne scoperta la somma di 21mila euro, poi sequestrata.
A impugnare il provvedimento è stato proprio il padre del 51enne, in qualità di terzo non indagato. “Sono risparmi accumulati negli anni, non c’entrano nulla con i furti”, aveva dichiarato l’anziano.
Una versione che ha trovato riscontro nella decisione della Cassazione: secondo i giudici, infatti, non è stata dimostrata alcuna connessione tra il denaro e i reati ipotizzati, né sotto il profilo del furto né della ricettazione.
Il sequestro è stato quindi annullato, con la conseguente restituzione della somma all’anziano. Una pronuncia che ribadisce un principio fondamentale: senza prove, non può esserci compressione dei diritti, nemmeno quando il sospetto sembra suggerire il contrario.




