IL GIORNALISTA MASSIMO LIOFREDI: LA POLITICA… IERI… OGGI… FORSE DOMANI
L’AQUILA – La politica nasce come cura della cittĆ . Socrate la definiva lāarte di rendere migliori i cittadini. Platone, nella Repubblica, pretendeva che a governare fossero i filosofi, gli unici capaci di guardare lāIdea del Bene e non lāinteresse di bottega. Duemila anni dopo, lāItalia repubblicana tentò di tradurre quellāideale in Costituzione.
Il primo governo del dopoguerra, guidato da De Gasperi, aveva davanti le macerie materiali e morali. I padri costituenti ā da Togliatti a Moro, da Calamandrei a Einaudi ā litigarono su tutto ma condivisero unāidea: la Repubblica doveva essere il contrario del ventennio. Serviva una classe dirigente colta, sobria, formata al sacrificio. La Prima Repubblica, con tutti i suoi limiti, produsse la ricostruzione, il boom economico, il welfare, la scuola e la sanitĆ pubblica. Aveva una burocrazia lenta, partiti ingombranti, ma anche statisti che leggevano i classici greci.
Saltando ai nostri giorni, il confronto con quellāimpianto ĆØ stridente. Il governo Meloni, primo esecutivo di destra-destra della storia repubblicana, si ĆØ presentato come rottura. Nei fatti, ha mostrato i tratti di una classe dirigente spesso improvvisata. Dalla gestione dei fondi PNRR alle nomine nelle partecipate, dalla comunicazione istituzionale ai casi giudiziari che hanno coinvolto sottosegretari e ministri, lāimmagine restituita ĆØ quella di un ceto politico che fatica a reggere la complessitĆ dello Stato.
Gli scandali non sono più le tangenti di sistema della Prima Repubblica, ma episodi più opachi: lauree esibite e poi ritrattate, bandi su misura, dichiarazioni internazionali che imbarazzano la Farnesina. Il problema non ĆØ penale, ĆØ culturale. Dove i costituenti temevano la ādemocrazia plebiscitariaā, oggi si governa a colpi di social e dirette Facebook.
La Prima Repubblica aveva correnti, scuole di partito, la DC di Zaccagnini, il PCI di Berlinguer, il PSI di Craxi. Un giovane assessore passava per sezione, consiglio comunale, parlamento. Oggi la selezione passa per la fedeltĆ al leader e la capacitĆ mediatica. Il risultato ĆØ un Parlamento dove la conoscenza della Costituzione ĆØ spesso approssimativa, e dove lāarticolo 1 ā āla sovranitĆ appartiene al popoloā ā viene confuso con āil consenso appartiene al mio sondaggioā.
Socrate fu condannato perchĆ© ācorrompeva i giovaniā insegnando a pensare. Platone voleva escludere i poeti dalla cittĆ perchĆ© seducevano con le emozioni. La nostra politica attuale sembra aver rovesciato entrambi: premia chi non fa pensare e chi usa solo emozioni.
La differenza tra allora e oggi non ĆØ ideologica. Ć di statura. La Prima Repubblica cadeva per le tangenti . Questo governo rischia di inciampare su curriculum e post, mentre lāItalia arranca su salari, sanitĆ e scuola. I costituenti vollero fare grande la Nazione dando diritti e doveri. Oggi si insegue la grandezza a colpi di bandiere e slogan, senza lāossatura di una visione.
Platone diceva che la cittĆ ĆØ giusta quando ciascuno fa la sua parte. Il politico governa, il custode protegge, il produttore lavora. Se il politico vuole fare lāinfluencer, il custode il commentatore, e il produttore il ministro, la cittĆ si ammala. LāAtene di Socrate lo sapeva. La Roma di De Gasperi lo aveva capito.
Resta da vedere se lāItalia di oggi vorrĆ ricordarselo alle prossime elezioni.
Il sintomo più evidente del cambio di passo ĆØ nella scelta degli uomini. Se la Prima Repubblica pescava ministri tra cattedratici, prefetti, diplomatici e avvocati dello Stato ā basti pensare a Gonella alla Giustizia, a Scelba allāInterno, a Spadolini alla Cultura ā oggi Palazzo Chigi attinge dal palinsesto Rai. Autori e direttori televisivi promossi a ministri della Cultura e del Turismo, sottosegretari scelti per fedeltĆ catodica più che per curriculum. Il caso di un autore come Gianmarco Mazzi, passato dal copione del varietĆ alla guida di dicasteri strategici per lāidentitĆ del Paese, fotografa la distanza siderale da un Benedetto Croce o da un Giovanni Spadolini. LƬ cāera lo studioso che diventava ministro; qui cāĆØ il confezionatore di format che diventa statista. Non ĆØ snobismo: ĆØ che per tutelare Pompei, trattare con il Louvre o scrivere la legge sul cinema servono competenze specifiche, non solo share e buone battute in conferenza stampa.
Oggi si governa con la leggerezza di chi scambia la guida dello Stato per una puntata di prima serata. LāItalia non muore di destra o di sinistra: muore quando confonde il telespettatore con il cittadino. E il conto, come sempre, arriva a fine programma e forse ĆØ arrivato il momento di chiudere questo programma senza share. ā
*GiornalistaĀ






Allora siamo finiti !
Stranamente l’unica persona che ha detto cose giuste e dovute ĆØ stato un filosofo in TV durante uno dei tanti dibattiti, di quali la maggior parte sono assurdi.