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CASAL DEL MARMO, VIOLENZE TRA MINORI DETENUTI: QUATTRO AGENTI INDAGATI PER OMISSIONI

Non sarebbero solo le aggressioni tra detenuti a finire sotto la lente della magistratura, ma soprattutto ciò che non è stato fatto per impedirle. È su questa linea che si muove l’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma, che ha iscritto nel registro degli indagati quattro agenti della polizia penitenziaria in servizio nel carcere minorile di Casal del Marmo.

L’accusa è pesante: omissione di atti d’ufficio. Secondo gli inquirenti, gli agenti avrebbero omesso un’adeguata vigilanza all’interno dell’istituto, creando di fatto le condizioni per una spirale di violenze tra i giovani detenuti.

L’indagine nasce dalle denunce di diciannove reclusi minorenni, che hanno raccontato un quadro fatto di minacce, pestaggi e umiliazioni. Episodi che, sempre secondo l’accusa, si sarebbero potuti prevenire con una presenza più attenta e costante del personale di sorveglianza.

Gli avvisi di garanzia sono stati notificati in concomitanza con la fissazione dell’incidente probatorio, previsto per il prossimo 4 maggio. In quella sede, il giudice per le indagini preliminari raccoglierà direttamente le testimonianze dei minori, con l’obiettivo di cristallizzare il quadro accusatorio.

Tra i diciannove ragazzi figura anche un 17enne residente in Valle Peligna, recentemente condannato dal tribunale per i minorenni dell’Aquila a tre anni e otto mesi di reclusione per una grave vicenda di abusi e ricatti ai danni di una dodicenne di Sulmona. Il giovane era stato trasferito a Casal del Marmo il 24 ottobre scorso.

Durante la detenzione, il ragazzo – secondo quanto denunciato – sarebbe stato più volte minacciato di morte, oltre che picchiato e umiliato da altri detenuti. A far emergere la vicenda è stata la sua legale, l’avvocata Raffaella D’Amario, che ha presentato una denuncia dando impulso all’inchiesta romana.

Parallelamente, un fascicolo è stato aperto anche dalla Procura della Repubblica di Sulmona. Un’indagine “gemella” che riguarda un altro minore coinvolto nella stessa vicenda giudiziaria: un 14enne condannato a quattro anni e mezzo di reclusione. Anche lui, secondo le accuse, avrebbe subito ripetute violenze durante la detenzione, fino a quattro episodi in poche settimane, oltre a essere stato lasciato senza viveri e indumenti.

Per quest’ultimo caso, non si esclude il trasferimento degli atti a Roma per competenza territoriale.

Il punto centrale dell’inchiesta resta però uno: quelle violenze potevano essere evitate? Per la magistratura, la risposta è sì. Ed è su questa omissione che ora si gioca la responsabilità degli agenti finiti sotto indagine.

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