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SULMONA SI STRINGE ATTORNO AL SUO PATRONO

San Panfilo, Sulmona si stringe attorno al suo Patrono: fede, unità e identità nella solenne processione

Le strade del centro storico, colme di fedeli e attraversate dal profumo dell’incenso, hanno fatto da cornice alla solenne processione in onore di San Panfilo, momento culminante dei festeggiamenti che ogni anno rinsaldano il legame tra Sulmona e il suo Patrono. Un fiume composto e partecipe ha accompagnato il passaggio del prezioso busto argenteo, capolavoro di Giovanni Marino Di Cicco, in un clima di raccoglimento e profonda devozione.

Il Busto di San Panfilo portato in processione

Un rito antico, profondamente radicato nella memoria cittadina, che anche quest’anno ha saputo rinnovarsi nella partecipazione corale delle due storiche confraternite: l’arciconfraternita della Santissima Trinità e la confraternita di Santa Maria di Loreto. I sodali, con i loro abiti tradizionali e i colori distintivi, hanno accompagnato il Santo in un clima di intensa unità, davanti a una folla immensa che ha seguito il passaggio del busto tra preghiere, silenzi e segni di devozione.

Tra i momenti più significativi della celebrazione, le riflessioni di monsignor Camillo Cibotti, che ha presieduto la funzione accanto al vescovo Michele Fusco. Nell’omelia, il presule ha lanciato un monito chiaro e incisivo, invitando a vigilare sui rischi di una fede piegata a interessi secondari. Ha parlato della differenza tra l’ovile e il “recinto”, sottolineando il pericolo di trasformare la comunità in una realtà chiusa e dominata, anziché libera e al servizio. Un richiamo forte al senso autentico della Chiesa, dove non esistono padroni ma solo servi, chiamati a lavarsi i piedi gli uni gli altri.

Parole che hanno trovato eco nelle dichiarazioni del vescovo Michele Fusco, che ha richiamato la comunità al valore dell’unità in un tempo segnato da divisioni. Il riferimento al prossimo Congresso Eucaristico ha dato ulteriore profondità alla celebrazione: non un evento isolato, ma un’occasione per rinnovare il cammino spirituale della diocesi. L’invito è stato quello di non fermarsi al rito, ma di trasformare la festa in uno stile di vita, capace di farsi carico delle fragilità degli altri, sull’esempio di San Panfilo.

Così, tra i fumi dell’incenso, il passo lento della processione e gli sguardi rivolti al Santo, Sulmona ha riaffermato la propria identità più autentica. Una città che si riconosce comunità viva, capace di tenere insieme storia e rinnovamento, tradizione e futuro.

E mentre i fuochi pirotecnici hanno segnato la chiusura dei festeggiamenti, il senso più profondo della giornata è rimasto sospeso nell’aria: la festa non finisce, ma continua nel quotidiano, nel cammino di una Chiesa chiamata a farsi pane per la propria città.

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