QUEL MONITO DI ROCCHI A SULMONA NEL 2010 CHE OGGI SUONA COME UN PARADOSSO
Era il 2010. Gianluca Rocchi, allora fischietto internazionale di primo piano e oggi designatore di Serie A e B travolto da una bufera giudiziaria senza precedenti, sedeva tra i banchi dell’Istituto “Lombardo-Radice” di Sulmona. Un incontro nato su invito della locale Sezione Arbitri per parlare ai giovani di regole ed etica.
Rivedere oggi il servizio che realizzai all’epoca per Onda Tv provoca un corto circuito emotivo. Da una parte il “Rocchi di campo”, che spiegava come lāerrore fosse parte del gioco ma la trasparenza ne fosse il collante; dall’altra il “Rocchi di Palazzo”, che oggi si ritrova indagato dalla Procura di Milano per concorso in frode sportiva e costretto all’autosospensione.

In quel documento d’archivio di Onda Tv, un passaggio appare oggi quasi profetico. Rocchi, commentando la velocitĆ del calcio moderno, affermava: āIl nostro punto di riferimento ĆØ la televisione, ma ĆØ difficile stare al passoā. Erano anni in cui il VAR era ancora una suggestione lontana, eppure Rocchi giĆ intuiva come lāocchio elettronico avrebbe cambiato il destino della classe arbitrale.
Il paradosso ĆØ che oggi lāinchiesta milanese scava proprio nei “buchi neri” di quella tecnologia: gli audio dei VAR, le presunte pressioni sulle interpretazioni delle immagini e le designazioni che, secondo i PM, sarebbero state “orientate”.
L’ospitata a Sulmona non era un evento formale, ma un momento di crescita per la sezione locale dell’AIA, che con orgoglio aveva portato in cittĆ uno dei suoi massimi esponenti. Nella mia intervista, Rocchi rispondeva alle domande sulla gestione della pressione in match delicati, sottolineando la necessitĆ di restare impermeabili alle critiche e ai condizionamenti esterni.

Oggi, quella stessa impermeabilitĆ ĆØ messa in dubbio dai magistrati. L’accusa ipotizza che il designatore abbia ceduto alle pressioni dei club, alterando quel principio di terzietĆ che lui stesso, davanti ai ragazzi di Sulmona, descriveva come sacro e inviolabile.
Mentre il mondo del calcio si interroga sulla tenuta del sistema, le immagini del mio servizio restano una testimonianza preziosa di un’epoca che appariva più “innocente”. Il 30 aprile prossimo, Rocchi sarĆ chiamato a rispondere alle domande dei magistrati milanesi. In quell’occasione si capirĆ se l’uomo che esortava gli studenti alla lealtĆ sportiva sia rimasto fedele ai suoi stessi insegnamenti o se le dinamiche del potere abbiano incrinato la credibilitĆ di uno dei volti più noti dello sport italiano.
Domenico Verlingieri



