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PACENTRO, IL SACRIFICIO DI FRANCO LATTANZIO: LA COMUNITÀ SI STRINGE NEL RICORDO A VENT’ANNI DALL’ATTENTATO DI NASSIRIYA

Il silenzio carico di commozione ha avvolto questa mattina il cimitero di Pacentro, dove la comunità si è ritrovata per onorare la memoria del Maresciallo Aiutante e Sostituto Ufficiale di Pubblica Sicurezza, Franco Lattanzio, a vent’anni dal tragico attentato di Nassiriya che ne spezzò la vita in Iraq. La cerimonia, austera e sentita, ha visto la partecipazione dei vertici dell’Arma, delle autorità civili e di una folta rappresentanza di cittadini, stretti attorno alla famiglia Lattanzio in un abbraccio collettivo che ha trasformato il momento commemorativo in un atto di profonda vicinanza umana.

Sulla tomba del militare è stata deposta una composizione floreale, seguita da un momento di raccoglimento accompagnato dagli onori militari. Don Claudio Rechiudi, cappellano della Legione Carabinieri “Abruzzo e Molise”, ha officiato la benedizione invocando il dono della pace e della giustizia, esortando i presenti a essere costruttori di serenità. Accanto ai militari, hanno portato il saluto delle istituzioni il sindaco di Pacentro, Giuseppe Silvestri, e la consigliera regionale Maria Assunta Rossi, a testimonianza del profondo legame che unisce il territorio alla memoria del suo sottufficiale.

Il fulcro del ricordo è stato l’intervento del Generale di Brigata Gianluca Feroce, Comandante della Legione Carabinieri “Abruzzo e Molise”, che ha voluto spogliare l’orazione di ogni retorica, parlando da “famiglia a famiglia”. Il Generale ha ripercorso la dinamica di quel 27 aprile 2006, quando il Maresciallo Lattanzio, insieme al Capitano Nicola Ciardelli e al caporale romeno Bogdan Hancu, fu investito dalla deflagrazione di un ordigno lungo il percorso del convoglio. “Vent’anni sono passati — ha esordito il Generale — vent’anni di assenze, ma il dolore di quel giorno non è mai stato rimosso. Franco era un eroe nazionale, ma prima di tutto è un figlio di Pacentro e dell’Arma”.

Un passaggio particolarmente toccante del discorso del Generale è stato il riferimento all’intervista rilasciata dal fratello Tonino, pubblicata proprio questa mattina sulle colonne del quotidiano Il Centro. Riprendendo quelle parole intime, il Generale Feroce ha tratteggiato la figura di un uomo “pieno di vita”, appassionato e serio nel proprio lavoro, sottolineando come il dovere odierno di ogni carabiniere sia quello di perpetuare l’esempio di Franco. “Egli aveva paura, come tutti, ma ha scelto di compiere il suo dovere fino in fondo perché aveva giurato”, ha concluso il Generale. La lezione del Maresciallo Lattanzio, decorato con la Croce d’Onore, resta un monito per le nuove generazioni: un invito ad agire con umanità e professionalità, cercando ogni giorno di meritarci il sacrificio di chi ha dato la vita per i nostri ideali.

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