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IL PADRE DEL MUSEO

26 aprile 1883

IL PADRE DEL MUSEO

di Fabio Valerio Maiorano

Autodidatta, studioso caparbio e appassionato, Antonio De Nino precorse i tempi in molte delle discipline in cui si cimentò con successo: dall’antropologia, all’archeologia, dalla linguistica alla storia patria. Tra le sue “creature”, un posto di assoluto rilievo lo merita il Museo Peligno, più tardi definito Museo Civico, che il Comune decise d’impiantare proprio per le pressanti sollecitazioni di Antonio De Nino, sulmonese di adozione, che interessò a riguardo Giuseppe Fiorelli, Direttore Generale dei Musei e Scavi d’AntichitĆ .

Si dice che De Nino fu nominato primo direttore, ma le cronache non confermano questa voce, anzi ĆØ probabile che la responsabilitĆ  della struttura sia stata affidata ad altra personalitĆ  cittadina. Le relative delibere del Decurionato portano le date del 26 aprile 1883 e del 28 febbraio febbraio 1884, a ratifica del deliberato di Giunta del 10 marzo 1883. Il primo nucleo del museo fu allestito in un angusto locale di via Corfinio, dove furono raccolte lapidi e altri cimeli sparsi per la cittĆ , ma nel 1894, quando al Comune furono consegnati gli arredi e le suppellettili dell’abbazia morronese, si dovette ricercare una sede più idonea. La scelta cadde sull’ex convento di S. Chiara, ma fu l’inizio della tormentata vicenda del museo che, per beghe e pastoie burocratiche intercorse tra i diversi enti che ne avevano competenza, rimase a lungo chiuso e inattivo. Nel 1927, per interessamento dell’avv. Guido Piccirilli, che successe al padre Pietro nella direzione del museo e nell’incarico di Ispettore Onorario ai Mo-numenti, fu possibile allestire il museo in tre sale del palazzo dell’Annunziata, dove reperti di ogni epoca furono esposti alla meno peggio, in attesa di migliore siste-mazione. Nel 1960, trasferito l’ospedale civico nel nuovo immobile di viale Maz-zini, al museo furono destinati altri e più ampi locali che consentirono di organizzare in modo più razionale l’esposizione delle opere d’arte. Durante i lavori restauro del 1991, inoltre, nelle sale a pianterreno dell’ala ovest vennero alla luce i resti di una domus romana, dove fu realizzato il museo in situ; di recente, il locale corrispondente alla sagrestia della chiesa ĆØ stato occupato dal museo del Costume popolare Abruzzese-Molisano, mentre da pochi anni il lapidario ĆØ stato approntato nel salone a pianterreno dell’ala nord-ovest, che al piano sopraelevato ospita dal 1972 un auditorium con oltre 200 posti a sedere.

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