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CASTEL DI SANGRO E QUELL’INUTILE SEGNO DELLA CROCE…

di Luigi Liberatore 
Sono ateo. Ma solo in pubblico. Come chi si atteggia, come quelle tante persone che di notte però, magari rigirandosi in sofferenza tra le lenzuola, si rivolgono a Cristo nella speranza che li aiuti a superare la nottata facendosi quel segno di croce negato in pieno giorno. Che prologo, dirà il mio penitente lettore! Devo dire al mio amico che lo faccio per non incappare in guai perché siamo in campagna elettorale e non vorrei che ciò che scrivo possa essere male interpretato, ossia inteso per dare un qualche vantaggio allo schieramento avverso alla lista del sindaco uscente di Castel di Sangro, Angelo Caruso. Dal quale non mi aspetto nessun ricorso per una ipotesi di violazione della par condicio perché sa che stare lontano da me porta fortuna. Con questo non voglio essere ritenuto jettatore da Michela D’Amico, donna coraggiosa, che tenta di scardinare il radicato potere di Caruso in quella terra sangrina su cui esercita il suo trentennale grounding che io intendo come felice tecnica di personale solidità nella passione per la politica. Entro in questo delicato periodo per entrambi senza pretesa di analisi, e per dovere etico senza declinare miei convincimenti ( che poi non interessano  a nessuno), solo per rimarcare come sia un elemento del tutto residuale, e quindi ininfluente, la decisione presa dalla sottocommissione elettorale mandamentale di togliere la croce dal simbolo della lista di Michela D’Amico. Intervento ineccepibile sul versante formale perché la legge elettorale vieta ogni utilizzo di simboli religiosi, un inciampo nel quale è incorsa Michela D’Amico e non già una deliberata astuzia. D’altronde il segno della croce ha smesso di essere elemento di suasione politica da molti anni ormai,  dalla fine della Democrazia cristiana, quella autentica di De Gasperi per capirci, sicché da allora in poi la croce è rimasta simbolo di dolore e sofferenza e non già veicolo di voti. Ho pensato che Michela D’Amico abbia voluto, invece, simboleggiare con la croce il compito che l’attende, perché se così fosse ha perfettamente inquadrato cosa l’aspetti. Perché di questi tempi affrontare Angelo Caruso in campo aperto è come battersi con l’anticristo in terra. Non in senso biblico ma politico!

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