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SULMONA CELEBRA IL XXV APRILE: MEMORIA RESPONSABILITÀ E VALORI DA TRASMETTERE

 

Sulmona si stringe attorno alla memoria della Liberazione, trasformando il 25 aprile in un momento vivo, carico di significato e responsabilità. Non solo una ricorrenza, ma un richiamo concreto ai valori che fondano la democrazia e che chiedono, ancora oggi, di essere difesi e tramandati.

Anche Sulmona ha celebrato oggi la Festa della Liberazione con una cerimonia partecipata in piazza Tresca, davanti al monumento ai caduti. Presenti le autorità civili e militari, insieme ai rappresentanti di Alpini, Bersaglieri, Guardia di Finanza, Protezione civile, volontari e forze dell’ordine.

Nel corso della commemorazione, il comandante della Compagnia dei Carabinieri, il maggiore Antonio Di Giosia, ha dato lettura del messaggio del ministro della Difesa Guido Crosetto. Il presidente del Consiglio comunale, Franco Di Rocco, ha invece letto il messaggio del Presidente della Repubblica, richiamando alcuni passaggi centrali sul valore attuale della Liberazione: la necessità di custodire la memoria come fondamento della democrazia e l’impegno quotidiano per difendere libertà e diritti, mai acquisiti una volta per tutte ma da rinnovare ogni giorno con responsabilità.

A seguire, l’intervento del sindaco Luca Tirabassi, che ha posto l’accento sul significato profondo della ricorrenza. “Più passa il tempo da quel 25 aprile 1945 – ha detto – più abbiamo il dovere di intensificare il ricordo, non solo attraverso cerimonie come questa, ma con un lavoro costante di trasmissione dei valori autentici della Resistenza, soprattutto alle nuove generazioni”.

Il sindaco ha parlato di una prima “distanza” da colmare, quella temporale, che rischia di trasformarsi in distanza emotiva: “Dobbiamo fare in modo che resti solo il tempo a separarci da chi ha sacrificato la propria vita, non il sentimento di gratitudine e consapevolezza”.

Una seconda distanza, ha spiegato, è quella “tra il dire e il fare”: “Tra proclamare i valori della Costituzione e praticarli davvero. Libertà e democrazia non sono conquiste definitive: spetta a ciascuno di noi dare loro contenuto ogni giorno, con comportamenti coerenti”.

Tirabassi ha poi richiamato il ruolo della Brigata Maiella e delle figure che contribuirono alla lotta di Liberazione, sottolineando l’importanza di essere “degni di chi ci ha preceduto” attraverso azioni concrete e non solo dichiarazioni.

Infine, il passaggio più delicato, legato al tema della guerra e della memoria condivisa: “Il 25 aprile deve essere la festa di tutti. La guerra è sempre sbagliata, non è mai uno strumento per affermare diritti. Dobbiamo educarci al dialogo e alla diplomazia”. Il sindaco ha ricordato come il dolore non faccia distinzioni, invitando a riflettere anche sulle vittime “dalla parte sbagliata”, senza mettere in discussione il giudizio storico ma riconoscendo la sofferenza umana universale. Nel corso  del suo intervento, il sindaco, è stato costretto ad interrompere il discorso a causa del lieve malore avvertito da un decano degli alpini presenti.

La cerimonia è proseguita con la lettura, da parte dello studente Andrea Tirabassi del Liceo Classico Ovidio, della storia di Giorgio Mainardi, giovane partigiano vicentino ucciso a Rocca Cinquemiglia nel 1943. Commovente lo stralcio della lettera lasciata ai genitori, testimonianza di una scelta maturata nel segno della responsabilità e dell’impegno civile.

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