DIRIGENTE TERZA RIPARTIZIONE DEL COMUNE DI SULMONA: DOPO LA NOMINA SCOPPIA IL CASO
Dirigente alla Terza Ripartizione, dopo la nomina scoppia il caso: le minoranze attaccano sindaco e maggioranza
All’indomani – anzi, poche ore dopo – la nomina da parte del sindaco del nuovo dirigente della Terza Ripartizione (Lavori pubblici), esplode lo scontro politico a Palazzo San Francesco. A puntare il dito sono le minoranze consiliari, che parlano apertamente di una gestione confusa, contraddittoria e segnata da logiche interne alla maggioranza più che da criteri amministrativi.
Secondo l’opposizione, la vicenda rappresenta l’ennesima dimostrazione di un’amministrazione arrivata tardi su un nodo cruciale: dopo circa un anno senza una guida dirigenziale in un settore strategico, si è scelto di procedere con una nomina fiduciaria ex articolo 110. Una strada legittima, ma che – denunciano – sarebbe stata gestita in modo discutibile.
Nel mirino finisce in particolare la fase successiva all’avviso pubblico. Le minoranze contestano la decisione della segretaria comunale di stilare una graduatoria basata su criteri che, a loro dire, non erano previsti nel bando iniziale. Un passaggio ritenuto anomalo, soprattutto alla luce della natura fiduciaria dell’incarico. Da qui le domande poste dall’opposizione: perché introdurre una graduatoria? E con quale titolo sarebbero stati applicati criteri non esplicitati in partenza?
Ma è soprattutto il retroscena politico, sempre secondo la ricostruzione delle minoranze, a rendere la vicenda ancora più pesante. La scelta del dirigente si sarebbe trasformata in un terreno di scontro interno alla maggioranza, con veti incrociati e pressioni tra le diverse componenti. Il candidato inizialmente dato per favorito, vicino all’area di Gerosolimo, sarebbe stato osteggiato da Fratelli d’Italia, aprendo una frattura che ha rischiato di far saltare gli equilibri politici.
A quel punto, sostengono le opposizioni, si sarebbe consumato l’ennesimo compromesso: il sindaco avrebbe cambiato rotta per evitare una crisi, procedendo alla nomina di Di Loreto e di fatto sconfessando l’intero iter precedente. Una decisione che, sempre secondo le minoranze, certifica la debolezza politica dell’amministrazione, più attenta a tenere insieme la maggioranza che a garantire coerenza e trasparenza amministrativa.
Non risparmiano critiche nemmeno ai consiglieri D’Antuono e Taglieri, indicati come protagonisti di un’iniziativa politica rivelatasi inefficace e conclusasi senza risultati concreti, con una perdita di peso sia all’interno del partito che nella stessa maggioranza.
Il quadro tracciato dall’opposizione è netto: mentre all’interno della maggioranza si consumano scontri e trattative, la città resta ferma. Lavori pubblici bloccati, strade in condizioni critiche, interventi contestati come quello di via Matteotti e un ufficio sisma descritto come paralizzato.
Da qui l’affondo finale delle minoranze, che trasformano la vicenda in un giudizio politico complessivo sull’operato dell’amministrazione: una gestione ritenuta fragile, litigiosa e incapace di affrontare con efficacia le priorità del territorio. E la domanda, rivolta direttamente ai cittadini, resta aperta: è questa la guida amministrativa su cui si può davvero fare affidamento?




Bene,che fanno i non indicati,presentano un ricorso? Procedura regolare? Tutto legittimo, come le Leggi ordinano? Uomini o quaquaraqua’? Leonardo insegna,vediamo chi salta la pozzanghera,Legalità diffusa per uscire dalla palude,e basta, o no?