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ACCUSA DI CIRCONVENZIONE D’INCAPACE, AVVOCATESSA PROSCIOLTA DAL GUP

Accusa di circonvenzione, avvocata prosciolta dal gup: “Nessuna previsione di condanna”

Si chiude con un proscioglimento la vicenda giudiziaria che vedeva imputata un’avvocata di 60 anni, finita sotto inchiesta con l’accusa di circonvenzione d’incapace. Il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Sulmona, Irene Giamminonni, ha stabilito che non vi sono elementi tali da sostenere una condanna, disponendo il non luogo a procedere.

Al centro del procedimento Antonella Angelone, originaria di Castelvecchio Subequo, accusata di aver approfittato dello stato di fragilità psichica dello zio 90enne per ottenere deleghe bancarie e somme di denaro. Secondo l’impostazione accusatoria, la professionista avrebbe abusato della condizione di vulnerabilità dell’anziano – affetto da una patologia in grado di compromettere capacità cognitive e autonomia – per gestire liberamente i suoi conti.

In particolare, l’accusa contestava l’emissione di 88 assegni in favore dell’imputata, per un importo complessivo di 95.300 euro, incassati nell’arco di quasi dieci anni, dal 2011 al 2020.

Nel corso dell’udienza preliminare, però, la ricostruzione difensiva, sostenuta dall’avvocato Luca Tirabassi, ha ribaltato il quadro. È emerso infatti che la gestione del denaro era finalizzata esclusivamente all’assistenza dello zio e alle sue necessità quotidiane, senza alcuna finalità illecita.

A confermare questa tesi sono state anche le indagini suppletive disposte dalla Procura dopo la richiesta di rinvio a giudizio, dalle quali non sono emersi elementi a sostegno dell’accusa. Le deleghe bancarie, secondo quanto accertato, non erano dunque strumentali a circuire l’anziano, ma rientravano in una gestione orientata alla cura del familiare.

Da qui la decisione del gup di prosciogliere l’imputata, ritenendo infondate le accuse.

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