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RAGIONAMENTI TRA ME E ME SULLA LIBERTA’ DI INFORMAZIONE IN UNA REALTA’ REGIONALE DOVE CI CONOSCIAMO TUTTI

 

di Giosafat Capulli 

L’AQUILA – Da ex consigliere dell’Ordine dei giornalisti  d’Abruzzo (due legislature), da ex membro della Consulata Nazionale (Il Parlamento della catagoria giornalistica), anche qui due legislature, da direttore responsabile di testate locali  sia di carta stampata che di televisioni, spesso mi ritrovo a ragionare su come l’informazione sia cambiata negli ultimi decenni. Decine di reti televisive e di giornali nazionali al servizio e di prorietà di un partito politico. Uffici stampa utilizzati per comunicare informazioni di parte. Quindi non per informare i cittadini, ma per offrirgli in lettura opinioni di un politico, di un’azienda o di un partito politico. Una professione cardine per la Democrazia, quella giornalistica, dove troppo spesso da cani da guardia contro gli abusi del potere ci si ritrova a recitare il ruolo di cagnolini da compagnia. E distanti, sempre più distanti, quelli che una volta erano gli “editori di riferimento”, vale a dire i cittadini lettori, troppo spesso ridotti a ultima ruota del carro. Per quel che riguarda le notizie, il nostro codice deontologico ci richiama alla “verità sostanziale dei fatti”, poi capita di leggere opinioni di colleghi (è per fare un esempio eclatante), che hanno giurato e spergiurato e scritto che sì, Ruby era la nipote di Mubarak. Ed ecco che tutti i leoni da tastiera, peraltro nel più buio anonimato, imbeccati dal padroncino di turno, si scatenano contro chi sostiene il contrario. Oggi riconoscere il vero dal falso è sempre più complicato, ma un sistema per aggiustare le cose ci sarebbe: una legge sull’editoria che garantisca (indipendentemente da chi governa nazione o regione) la vita economica delle testate, riconoscendo ad ognuna il ruolo fondamentale per lo sviluppo e la salvaguarda della democrazia. Per quel che riguarda l’Abruzzo, i tentativi di promuovere e far deliberare tale legge sono stati fatti e rifatti. Ma finora tutto è rimasto lettera morta. Forse la logica della politica è: meglio bisognosi, quindi orientabili, che veramente liberi.

Un commento su “RAGIONAMENTI TRA ME E ME SULLA LIBERTA’ DI INFORMAZIONE IN UNA REALTA’ REGIONALE DOVE CI CONOSCIAMO TUTTI

  • Spesso sento parlare della Libertà del giornalismo, ma, mi chiedo, libertà da chi. Un giornalista dovrebbe essere il più libero dei pensatori, il “riferitore” di notizie senza alcun vincolo. È pur vero che ognuno di noi si porta dentro per propria natura una sua tendenza ma oggi è così messa a nudo e sventagliata che abbiamo passato ogni limite. Evviva la libertà.

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