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AVEZZANO, PROFUMO D’ECCELLENZA. IL PATRON MARCO AURELIO: “IL DS DI GENOVA È STATA LA SVOLTA”

Non è più una questione di “se”, ma di “quando”. Con soli 270 minuti ancora da giocare nel campionato di Promozione, l’Avezzano si prepara a trasformare lo stadio “Dei Marsi” nel teatro di una festa attesa un’intera stagione. I numeri parlano chiaro: 82 punti in classifica e un reparto offensivo da record con 109 centri messi a segno.

La combinazione vincente potrebbe materializzarsi già questo weekend. Se i biancoverdi dovessero battere il Mutignano e la Rosetana (distante cinque lunghezze) non dovesse passare sul campo del Favale, la matematica consegnerebbe all’Avezzano il salto di categoria con due turni d’anticipo.

Il patron Luca Marco Aurelio, in alcune dichiarazioni rilasciate al quotidiano Il Centro, ha analizzato il momento magico della squadra tra orgoglio e pragmatismo: «Non è fatta finché la matematica non lo dice, ma non ci nascondiamo: abbiamo dichiarato fin dalla prima giornata di voler vincere questo campionato e penso che lo faremo».

Il numero uno del club ha individuato nella scelta dei quadri dirigenziali la vera chiave di volta della stagione. «Ho capito che potevamo farcela quando abbiamo dato le chiavi in mano al direttore Luca Di Genova», ha spiegato Marco Aurelio a Il Centro. «Ha trasformato la squadra nonostante fossimo già primi, consolidando un gruppo formidabile».

Il successo imminente ha già dei destinatari precisi nelle intenzioni della proprietà: la curva Nord, i tifosi e l’intera città, con un ringraziamento particolare rivolto all’amico Marco Giannitti per il supporto tecnico e morale.

Tuttavia, Marco Aurelio guarda oltre il traguardo immediato, ponendo l’accento sulla necessità di una crescita strutturale per affrontare il futuro: «Se si vuole fare calcio ad Avezzano abbiamo bisogno delle strutture; senza di esse non si può andare avanti. Per un progetto a lungo termine bisogna lavorare sul territorio e sui giovani locali».

E per quanto riguarda i festeggiamenti? Nessun premio partita concordato («vincere era l’unico risultato possibile»), ma un pizzico di sana scaramanzia. «Sappiamo qual è il rito da compiere — ha concluso scherzosamente il presidente — e il nostro socio Carlo Cipollone lo sa bene».

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