IL SASSOLINO E L’INGRANAGGIO
di Massimo Di Paolo
Da molto e non da ieri, i sintomi di una gestione politica e amministrativa incerta e debole, erano evidentia Sulmona. Vento di crisi e disorientamento gestionale. La tragedia che si ripete. Non si tratta di Destra o Sinistra, ma di un sistema culturale fatto di credenze e di militanze mediocri; abbarbicate a nostalgie inutili e fuori tempo, a semplificazioni popolari di destra e a intellettualismi da grisaglia e pochette, di sinistra. Di fatto, un tutti contro tutti che inevitabilmente dà, come risultato, gruppi consiliari, giunte e sindaci che fanno fatica ad affrontare la complessità in cui un’intera città versa. Rosmarino per i ricordi e viola per i pensieri si legge nell’Amleto shakespeariano. A Sulmona resta molto rosmarino per la memoria dei fallimenti; equamente distribuito nelle tasche dei tanti sindaci partiti dopo le incompiute politiche e amministrative. ‘Ricordati di me’ è il tema più attuale da associare ai confetti per Sulmona, la Città dell’amore. Forse meglio dire ‘perbenismo amoroso’ostentato verso Sulmona, ma di fatto rispettoso di quella morale borghese di vecchia memoria e di quelle convenzioni sociali utili per mimetizzare un torpore civico camuffato da cerimoniali, liturgie e feste, necessarie per resistere a oltranza. Nulla più. È vero che esiste un legame tra crisi economica e mutamenti culturali ma, anche questa volta, le gravi difficoltà che si palesano a Palazzo san Francesco fanno pensare ad altro. Se si osserva da lontano questo ultimo anno di politica locale, non c’è da stare allegri. Viene in mente Tito Stagno che diceva che non esistono le generazioni ma le categorie. I fuoriclasse, i bravi, e quelli meno bravi. Non siamo stati bravi neppure questa volta. Dopo le promesse, gli impegni e la fiducia, il ritmo, le decisioni, gli indirizzi e la visione sono mancati. E non è questione di spessore culturale o di sapienza politica, non sono solo questi i requisiti necessari e sufficienti. Occorre esperienza gestionale e carattere: nel senso di coraggio e autonomia decisionale. Ora però, ecco l’argomento: che Sulmona debba ancora una volta affrontare un crollo amministrativo è cosa assurda e perfino socialmente patologica, ma neppure si può restare seduti nella comoda illusione della neutralità dinanzi alle difficoltà che caratterizzano la Città. In questi momenti, chi da destra critica la destra non può essere assolto e neppure quella parte della sinistra nostrana, cinica e ipocrita, deve fare man bassa pur di tornare a dire qualcosa. Occorre esprimere una politica ricostruttiva ed emergenziale, ognuno nei ruoli propri, innanzitutto per ripristinare una sorta di ‘moralità pubblica’ e poi per ridefinire una prassi amministrativa urgente ed efficace. Il metodo: per ora, è nelle mani di chi governa purchè si vada verso una concretizzazione di obiettivi e risultati. Poche cose ma urgenti: innanzitutto nella macchina amministrativa che impone nuove nomine, sospensione di lotte intestine e introduzione di prassi organizzative semplici ma votate ai risultati. Poi una visione di Città da rincorrere con scelte, prassi e ragionamenti: con coraggio e senza riverenze. E non per ultimo una contaminazione di risorse, di idee e di possibilità che Sulmona offre: rompendo schemi, routine, pregiudizi, sospetti e muri divisori. Rompendo quel fare politico delle fazioni, delle rappresentanze e dei campanili. I rimpasti, gli ammodernamenti per aggregazione – di gruppi politici o per passaggi in sede consiliare – fanno parte dell’ingegneria politica che cambia la struttura con il tempo. Ma l’Amministrazione deve conquistare, tutelare e rinnovare la coerenza gestionale: perché resta alle prassi amministrative, la traduzione degli indirizzi in sviluppo e realizzazioni. Che si concentri su questo il Sindaco Tirabassi: la maggioranza non cadrà. Le note personali le faccia sopire, e si dedichi con “anima e corpo” alla gestione della Città. La storia recente di Sulmona ci ha presentato politici che non hanno saputo scavalcare quella linea sottile che divide l’ambizione umana dall’ossessione, provocando catastrofi e vuoti per la Comunità. Oggi non può ripetersi. Minoranza e Opposizione, nelle dinamichee nei ruoli propri, non possono e non devono facilitare il tracollo dando come buona la politica del ‘contro qualcuno’. Oggi, per un rinnovato diritto di cittadinanza, abbiamo tutti il dovere di operare a favore di qualcosa: di una Comunità in sofferenza, senza né vincitori e né vinti.




Grande e giusta poesia, ma è sempre peggio nonostante tutti sappiano cosa non funziona o come dovrebbe funzionare.
Se riuscite a suggerire qualcosa di concreto e fattibile, forse è arrivato il momento, anche se dovrebbe essere un incarico politico e amministrativo.
Chiaramente assenti, bisogna fermare stipendi e pensioni.