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ALL’EMICICLO IL PORTAVOCE DI MATTARELLA GIOVANNI GRASSO PROPONE GLI STATI GENERALI DEL GIORNALISMO “PER RITROVARE AUTOREVOLEZZA”

Una giornata di studio intensa, quella svoltasi oggi a Palazzo dell’Emiciclo all’Aquila, dove il mondo dell’informazione si è interrogato sul proprio futuro e sul delicato rapporto con la Pubblica Amministrazione. L’evento, promosso dal Consiglio regionale dell’Abruzzo, ha visto la partecipazione di figure apicali del settore, culminando con l’attesa testimonianza di Giovanni Grasso, portavoce del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Giovanni Grasso

Nel suo intervento, Grasso ha scelto la via della schiettezza, rivolgendosi soprattutto ai giovani e alle scuole di giornalismo. Il concetto cardine emerso è la necessità di recuperare la dignità professionale di chi sceglie la comunicazione istituzionale, troppo spesso considerata un “ripiego” rispetto al giornalismo di redazione.

«Bisogna smontare il mito del giornalista con la tunica bianca, senza macchia e senza paura», ha esordito Grasso. «Il comunicatore istituzionale ha sulle spalle problemi enormi: non viene giudicato su ciò che fa il suo ufficio, ma su ciò che scrivono colleghi sui quali non ha alcun potere di comando. È un lavoro di mediazione continua».

Grasso ha poi rilanciato un concetto potente che ridefinisce i confini della categoria: «Per fare i comunicatori bisogna essere anche bravissimi giornalisti. Ma attenzione: ci sono giornalisti bravissimi che non saprebbero mai fare i comunicatori». Il portavoce del Colle ha descritto questo ruolo attraverso una metafora efficace: «Siamo come avvocati matrimonialisti: da una parte l’istituzione, dall’altra i colleghi. Dobbiamo insegnare all’ente come stare al mondo rispetto alla stampa e, contemporaneamente, spiegare ai giornalisti che le istituzioni fanno anche cose buone».

Interessante il passaggio sulla transizione digitale del Quirinale. Se un tempo l’ufficio stampa era una “macchina prefettizia” priva di giornalisti, negli ultimi undici anni la squadra è stata rivoluzionata. Una trasformazione guidata dall’apertura ai social, con la scelta strategica di utilizzare un profilo istituzionale anziché il nome “Sergio Mattarella”, così da mantenere il distacco necessario. Grasso ha inoltre evidenziato la rivoluzione visiva portata da Instagram: non più solo strette di mano formali, ma una ricerca creativa volta a “umanizzare” il Capo dello Stato senza svilirlo (ne è un esempio il celebre scatto della bandiera riflessa sulla corazza di un corazziere). Infine, un appello normativo: riconoscere giuridicamente i Social Media Manager come i «giornalisti del futuro».

Prima di Grasso, il seminario ha offerto spunti critici di rilievo. Aurelio Biassoni (capo ufficio stampa Consiglio regionale Lombardia) ha definito “fallimentare” la Legge 150/2000, chiedendo che l’informazione pubblica torni a essere appannaggio esclusivo dei giornalisti. Il docente Ruben Razzante ha analizzato il diritto all’informazione e la necessità di nuove regole per la par condicio digitale.

Più duro l’intervento di Alberto Orsini (TGR Rai), che ha denunciato le difficoltà dei cronisti nell’approcciare i vertici politici, spesso “schermati” da staff che ostacolano il lavoro di cronaca. Sulla stessa linea Stefano Pallotta (Consigliere nazionale OdG), che ha insistito sulla difesa dell’autonomia professionale.

L’evento, introdotto dai saluti del presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, di Donato Robilotta (Conf. Assemblee Legislative) e di Marina Marinucci (Presidente OdG Abruzzo), si è chiuso con un monito di Grasso sulla “corsa folle” ai flash d’agenzia: «La paura di prendere il “buco” sta distruggendo l’approfondimento. Fermiamoci, indiciamo degli Stati Generali del giornalismo per ritrovare la nostra autorevolezza».

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