IL CLUB DEI BUGIARDI, DOVE SULMONA RACCONTA (E REINVENTA) SE STESSA
Sulmona, nella piazza dei bugiardi dove la verità è sempre un’opinione

SULMONA. A Sulmona esiste un luogo dove la verità non è mai nuda e cruda: arriva sempre vestita meglio. Parliamo dell’attuale piazza del Carmine, che un tempo – con un’onestà disarmante – si chiamava piazza dei bugiardi. E no, nessuno si offendeva. Anzi: era una certificazione di qualità.
Qui si commerciava, si contrattava, si concludevano affari. E, già che c’erano, si arricchivano i racconti. Un dettaglio in più, una sfumatura inventata, un finale leggermente migliorato. Nulla di grave: semplice manutenzione della realtà.
Oggi il nome è cambiato, ma il DNA è rimasto intatto. Al calar del sole, tra una panchina strategica e l’edicola di Rolando – che più che un’edicola è una centrale operativa – si riunisce una delle istituzioni più solide e meno riconosciute della città: il leggendario club dei bugiardi.
E guai a chiamarlo passatempo. Qui si fa sul serio. Le tessere esistono davvero, sfiorano quota trecento e riportano un simbolo che è tutto un programma: Pinocchio. Non un insulto, ma un titolo onorifico. Perché mentire, da queste parti, è un’arte. E come tutte le arti, richiede talento, memoria e una certa faccia tosta.
Le regole sono poche, ma scolpite nella pietra (più o meno): parlare di tutto, sapere tutto e soprattutto raccontarlo meglio degli altri. Politica, cronaca, amori, litigi, fortune e disgrazie: ogni fatto è materia prima, pronta per essere lavorata, limata e – se serve – decisamente migliorata.
I protagonisti sono ormai figure di culto. Tonino Cristallini, detto “il cinese”, Antonio Tirimacco alias “Del Piero”, Panfilo “Mangiobove”, Riccardo Marzoli (riccardino), Felice Alonsi Pancho Villa (che già dal soprannome promette bene), Rolando l’edicolante, soprannominato “il biondino” e riconosciuto come torre di controllo delle notizie, e poi lui, Maurizio Ranalli, “Fucone”, che sa tutto di tutti. E quando non lo sa, lo sa lo stesso: lo ricostruisce con una precisione che farebbe impallidire qualunque archivio storico.

E poi c’è l’elemento moderno, il ponte tra la piazza e il mondo digitale: l’imprenditore Pasquale Di Toro, iperattivo sui social, dove tra un reel e una storia riesce a scovare primizie freschissime che riporta puntualmente in piazza. Una sorta di agenzia stampa 2.0 con sede mobile, capace di trasformare uno swipe in dibattito pubblico nel giro di pochi minuti.
Presidente onorario è l’imprenditore italoamericano Filippo Frattaroli, che quando rientra in Italia convoca il club nella sua tenuta di campagna. Lì, tra porchetta e agnello alla brace, si tengono le riunioni ufficiali: aggiornamenti, revisioni dei fatti e inevitabili “versioni alternative”. Più alternative che versioni, a voler essere precisi.
Ogni sulmonese lo sa: passando per piazza del Carmine, da qualche parte esiste una sua scheda. Una biografia parallela, tramandata oralmente, pronta a essere declamata al momento opportuno. Fedeltà ai fatti? Variabile. Creatività? Altissima.
È teatro popolare, è tradizione orale, è autoironia collettiva. È una città che si racconta e si prende in giro senza mai offendersi davvero. In un’epoca di social network e commenti a distanza, il club dei bugiardi resta un presidio umano: fatto di occhi negli occhi, battute fulminanti e risate vere.

“Le piazze sono sempre state luoghi di aggregazione – spiega Rolando Resta – e il club ha anche una funzione sociale: riaccende relazioni in un tempo in cui ci si incontra sempre meno”. Tradotto: meno smartphone, più chiacchiere (possibilmente esagerate).
Sulla stessa linea Pasquale Di Toro: “Viviamo incollati agli schermi. Siamo attivi online, ma poco disponibili al confronto reale. Questo non è uno scherzo: è un modo per tornare a parlarsi”.
E in una piazza così, poteva forse mancare un bar? Ovviamente no. Si chiama “Il Bugiardino” – nome perfetto, tra il foglietto delle medicine e l’identità del club – ed è l’ultimo arrivato, già diventato simbolo di una Sulmona che si reinventa senza perdere il vizio di raccontarsela.
Perché qui le storie non si scrivono: si tramandano. E ogni volta che passano di bocca in bocca diventano un po’ più belle, un po’ più improbabili, decisamente più memorabili.
Altro che fake news. A Sulmona si chiamano “versioni creative della realtà”. E, a quanto pare, funzionano benissimo.





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