DUE PESI E DUE MISURE
16 aprile 1913
DUE PESI E DUE MISURE
di Fabio Valerio Maiorano
«Giorni orsono» scrive il cronista del periodico Il Germe (anno X, n. 5) «un calzolaio che si trova in condizioni economiche molto modeste e che ha a suo carico, oltre ad una numerosa famiglia, un fratello malato di tubercolosi, rivolse domanda al Comune perché gli fosse concesso un sussidio per curare ed appartare il fratello o si provvedesse per ricoverare questi in ospedale. Il sindaco ha risposto, secco, secco, al calzolaio indigente che il Comune non può permettersi il lusso di regalare soldi dei contribuenti. A parte considerazioni di umanitarismo, non disapprovo completamente» commenta il cronista «la risposta del Sin-daco: i denari del Comune non si regalano! Il calzolaio ha torto marcio; egli deve crepare o far crepare il fratello ma non può pretendere un soldo dal Comune, il cui denaro è…dena-ro di tutti. Ma ci sia concessa una domandina al Sindaco (…). E vero che voi, nel periodo della vostra dittatura, avete concesso un sussidio di L. 150 (denari del Comune che non si debbono regalare… come avete risposta al calzolaio) alla guardia municipale Ponci Enrico a titolo di… elemosina? Si desidera sapere perché allora il denaro si poteva regalare ed oggi no, e da qual sentimento di umanità fu tocco il cuore di don Alfonso nel dare il sussidio al Ponci. Qual motivo poteva sospingere una guardia a chiedere il sussidio? In qual modo si è giustificato il detto sussidio? La beneficenza pubblica o non si fa o bisogna saperla fare. Ed un malato di morbo infettivo (che costituisce pericolo per i cittadini) ha maggior diritto di altri a sussidi. Lo spirito di prevenzione sociale avrebbe dovuto sospingere il Sindaco a non essere questa volta Pitocco». E passato un secolo, ma pesi e misure non mutano affatto…





Oltre a due pesi e due misure, aggiungerei da… un eccesso all’altro… e mi spiego: oggi si fa a gara ad aiutare chiunque tanto da spingere chi fa poco a non fare più nulla, tanto lo stato mi aiuta oppure a chiedere di lavorare in nero per non perdere il sussidio e naturalmente dare uno “schiaffo” a tutti coloro che pagano le tasse. E poi, siamo così certi che questi aiuti siano concessi per amor di carità o con un occhio alle prossime elezioni? E qui mi taccio.