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EREDITÀ CONTESA E SOSPETTI DI CIRCONVENZIONE: CHIEDTO IL SEQUESTRO DEI BENI DELLA 70ENNE INDAGATA

Una battaglia giudiziaria sempre più accesa, tra accuse gravi e patrimoni contesi, si sviluppa attorno alla morte di una 90enne originaria della Valle Peligna, deceduta nel marzo dello scorso anno. Al centro della vicenda c’è ora la richiesta di sequestro preventivo dell’intero asse ereditario finito nelle disponibilità della nipote 70enne.

A presentare l’istanza al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Sulmona è un avvocato di 75 anni, parente della donna, che ha chiesto all’autorità giudiziaria di fare luce su una presunta circonvenzione d’incapace ai danni della zia. La richiesta arriva dopo lo stop del sostituto procuratore Edoardo Mariotti, che nei giorni scorsi aveva respinto l’istanza di incidente probatorio.

Il 75enne è tornato quindi alla carica, sollecitando il gip a disporre il sequestro dei beni e dei conti correnti oggetto dell’inchiesta, compresi alcuni oggetti di antiquariato di grande valore custoditi in uno degli appartamenti romani ereditati dalla cugina oggi indagata. Tra questi beni, secondo quanto riferito, vi sarebbero anche pezzi di altissimo pregio che potrebbero essere stati sottratti o comunque non più rintracciabili.

Nell’istanza è stata inoltre avanzata la richiesta di nominare un consulente tecnico per analizzare la documentazione già acquisita e quella ancora da reperire, tra cui la cartella clinica dell’ospedale di Sulmona dove la 90enne è deceduta. L’avvocato ha poi indicato una serie di testimoni, tutti familiari dell’anziana, ritenuti utili a sostenere l’impianto accusatorio.

La vicenda ruota attorno a una donna vedova di un magistrato e appartenente a una famiglia nota nel piccolo centro di Pettorano sul Gizio. Dopo un periodo trascorso a Roma, dove era stata investita da un motociclista e successivamente ricoverata in una struttura sanitaria, la 90enne era rientrata nel paese d’origine.

Qui, secondo la denuncia, sarebbe stata affidata a due persone che l’avrebbero ospitata per conto della nipote. Le accuse – tutte da verificare – delineano un quadro preoccupante: l’anziana, ormai non autosufficiente e impossibilitata a deambulare, sarebbe stata isolata e costretta a vivere in casa senza poter uscire. I due ospitanti, sempre secondo il denunciante, avrebbero gestito anche la pensione della donna, incidendo sul suo stato psicofisico fino al decesso.

Dopo la morte è emerso un testamento che assegna l’intero patrimonio – tra immobili, terreni e disponibilità economiche – alla nipote 70enne. Un atto che ha dato il via alla disputa legale. Il 75enne ha infatti impugnato il testamento in sede civile, sostenendo che la zia sarebbe stata circuita non solo dalla cugina, ma anche da altre persone coinvolte nella gestione quotidiana.

La vicenda si è così sviluppata su un doppio binario: da un lato il procedimento civile relativo alla validità del testamento, dall’altro il filone penale con due fascicoli aperti, uno presso la procura di Sulmona e l’altro a Roma.

Nell’esposto presentato all’autorità giudiziaria si fa infine riferimento anche alla presunta sottrazione di una maschera in oro massiccio appartenuta all’anziana, elemento che aggiunge ulteriori ombre a una vicenda ancora tutta da chiarire.

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