CRISI 3G, IL SINDACO TIRABASSI NEGLI UFFICI DELL’AZIENDA: “BATTAGLIA DIFFICILE, MA DOBBIAMO VINCERE”
Non si ferma la mobilitazione istituzionale per salvare i 162 posti di lavoro del call center 3g di Sulmona. Dopo le accese proteste di piazza dei giorni scorsi, il sindaco Luca Tirabassi è tornato a far sentire la propria voce con un post ufficiale, definendo la situazione come “una battaglia difficile ma che dobbiamo vincere”.
Nel pomeriggio di oggi, il primo cittadino, accompagnato dall’assessore Gianluca Giammarco, ha effettuato una visita all’interno della struttura per un confronto diretto con i vertici aziendali della 3g. Successivamente, Tirabassi ha preso parte a un ulteriore incontro con i rappresentanti regionali e sindacali per fare il punto sulla delicata transizione della commessa Enel verso la subentrante Accenture.

Il punto di rottura resta la volontà di Accenture di spostare le attività a Pescara, una mossa che il territorio respinge con forza. Tirabassi ha ribadito con fermezza la necessità che la sede operativa resti a Sulmona, sottolineando alcuni punti critici. Lo spostamento colpirebbe un personale composto in gran parte da donne e madri, per le quali il trasferimento a Pescara risulterebbe oggettivamente insostenibile. Il Comune e i sindacati esigono che venga applicata a fondo la clausola di salvaguardia prevista dal bando di gara e dal contratto, strumento fondamentale per evitare riduzioni del personale. La battaglia vede un fronte comune tra l’amministrazione locale e l’assessore regionale Tiziana Magnacca, che sta sostenendo con vigore le richieste del territorio.
Nonostante i numerosi incontri, il futuro dei lavoratori resta appeso alle decisioni dei due colossi coinvolti. “Siamo in attesa di risposte da parte di Enel e Accenture” ha dichiarato il sindaco, confermando l’impegno a seguire la vicenda “passo dopo passo”, come già ribadito anche dalla vicepresidente del Consiglio regionale Marianna Scoccia durante il presidio di via San Polo.
La comunità peligna resta in allerta: la perdita di questo presidio occupazionale rappresenterebbe l’ennesimo duro colpo per un’area già fortemente provata dalla crisi e dallo spopolamento.




