MORTE IN TERAPIA INTENSIVA: GLI EREDI CHIEDONO UN MILIONE DI EURO
Morte in terapia intensiva, gli eredi chiedono un milione di euro: si apre il fronte civile
L’AQUILA – Si riaccende in sede civile la vicenda della donna peruviana di 65 anni morta il 3 novembre 2020 all’ospedale San Salvatore dell’Aquila. Dopo l’epilogo del procedimento penale, si apre ora una nuova fase davanti al tribunale civile, con una richiesta di risarcimento pari a un milione di euro avanzata dai familiari della vittima.
L’azione è stata promossa dall’avvocato Carlotta Ludovici, che rappresenta i tre eredi della donna. L’obiettivo è fare piena luce sulle eventuali responsabilità della struttura sanitaria aquilana e ottenere il ristoro dei danni subiti. Secondo quanto sostenuto dalla famiglia, il decesso sarebbe riconducibile a gravi profili di negligenza e imperizia da parte della Asl 1.
Il caso era già stato al centro di un’inchiesta penale conclusasi con l’assoluzione dell’infermiere di Introdacqua Piero Ciamacco, ritenuto estraneo ai fatti. Tuttavia, gli accertamenti tecnici disposti dalla Procura avevano delineato un quadro critico sotto il profilo organizzativo e gestionale.
Nella perizia medico-legale si evidenziava infatti come la morte della paziente sarebbe stata evitabile con un intervento tempestivo, nell’arco di 3-5 minuti, da parte di un anestesista-rianimatore, che avrebbe potuto riposizionare la cannula tracheale o procedere all’intubazione oro-tracheale. I consulenti avevano inoltre sottolineato come il ritardo nei soccorsi, legato anche alla mancata apertura della porta della stanza per circa 15 minuti, abbia avuto un ruolo determinante nell’esito fatale.
Ulteriori criticità erano state individuate nelle condizioni della stanza di terapia intensiva, ritenuta inadeguata perché priva di porte in vetro che consentissero il monitoraggio continuo della paziente. Un elemento che, secondo i periti, non avrebbe dovuto verificarsi in un reparto di quel tipo.
“La chiusura della porta e il ritardo nell’intervento hanno causato la morte della paziente”, è uno dei passaggi chiave della consulenza tecnica richiamata dalla difesa degli eredi. L’avvocato Ludovici parla di “superficialità e negligenza” che avrebbero impedito un soccorso immediato, sottolineando anche le sofferenze patite dalla donna nei minuti precedenti al decesso.
Archiviato il capitolo penale, la vicenda approda dunque davanti al giudice civile, dove sarà valutata la sussistenza di responsabilità risarcitorie a carico della struttura sanitaria.





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