IL PASSO D’ADDIO DI GRAVINA: TRA AMAREZZA E RADICI ABRUZZESI
L’era di Gabriele Gravina al vertice del calcio italiano si chiude con il rumore di un silenzio interrotto e il peso di una promessa non mantenuta. Dopo la disfatta azzurra contro la Bosnia e la conseguente esclusione dal terzo Mondiale consecutivo, il presidente dimissionario della FIGC ha deciso di ripercorrere i suoi sette anni di mandato, trasformando quella che doveva essere una marcia verso il Qatar in una sofferta “Via Crucis” personale e sportiva.
Nonostante le tempeste romane, il baricentro emotivo di Gravina resta saldamente ancorato in Abruzzo. Non si tratta solo della storica epopea del Castel di Sangro “dei miracoli”, ma di un legame quotidiano e presente. Il dirigente, infatti, risiede stabilmente a Sulmona e negli ultimi due anni non ha mai fatto mancare la sua partecipazione a Pacentro, presenziando puntualmente al Memorial “Tonino Angelilli”, il prestigioso triangolare di calcio giovanile nazionale che testimonia la sua attenzione rimasta intatta per i vivai e per il territorio.
L’uscita di scena non è dettata solo dal fallimento tecnico, ma da un clima diventato insostenibile. Gravina ha respinto con forza le accuse di “indegnità” morale, accettando le critiche sportive ma non i giudizi sulla propria integrità. Le sue dimissioni sono state presentate come un estremo atto di tutela verso la Federazione, per evitare che gli attacchi personali finissero per paralizzare l’intera istituzione.
Dietro la decisione di farsi da parte emerge però una frustrazione più profonda: quella legata ai vincoli burocratici e politici che impediscono la riforma del sistema. Il presidente ha evidenziato come in Italia l’interesse per la Nazionale sembri appartenere solo ai tifosi, mentre la politica tenderebbe a sfruttare i passi falsi degli Azzurri per meri scopi di posizionamento personale.
Sul piano dei risultati, Gravina si è assunto la piena responsabilità del mancato approdo al Mondiale, ammettendo che la squadra, pur sulla carta superiore a Bosnia e Irlanda del Nord, non è riuscita a esprimersi al meglio nonostante l’impegno profuso dal CT Gattuso e dai giocatori.
Tra i rimpianti principali resta l’impossibilità di replicare il modello tedesco, basato su investimenti strutturali nei vivai e incentivi fiscali (come il credito d’imposta) mai concessi dal governo. Ha inoltre cercato di smorzare le polemiche riguardanti i suoi commenti sugli “altri sport”, precisando che il suo intento non era sminuire le altre discipline, ma sottolineare la complessità normativa del professionismo calcistico.
Il futuro di Gravina non sarà lontano dal calcio: manterrà il ruolo all’interno della UEFA e ha assicurato che non interferirà nella successione in via Allegri. Si congeda tornando idealmente alla “polvere” della provincia, cercando rifugio tra le montagne della sua Sulmona, mentre il pallone azzurro cerca faticosamente una nuova strada.



sei il migliore!!! ma, ahimè quelli lì a Roma non hanno capito nulla!!!
per Sulmona poteva fare molto di più
Se il boss non riesce ad imporsi o riformare un sistema marcio, non resta che aspettare di mancare il mondiale n. 4.
Come con il resto di istituzioni e politici fallimentari o inutili, sarebbe ora di una grande e precisa riforma che si può copiare da altri paesi o organizzazioni.
Scuse non accettate ma ……
UN ALTRO CHE A SULMONA NON HA PORTATO E FATTO NULLA…..VIAAA
Ricominciare da qui. Gabriele Gravina può farlo, se vuole. E’ il caso di chiedergli la disponibilità all’impegno, nello sport, ma anche in altri settori. Dopo le lunghe esperienze a livello nazionale, ora potrebbe pensare a quello che è il “territorio” dal quale è partito. Le capacità ed il livello delle sperienze maturate potrebbero farci bene. Grazie, Gabriele. Ed in bocca al lupo…
Meglio essere il primo a Sulmona o il secondo a Roma? Il dubbio è un classico e colpisce solo i grandi personaggi. Il dottor Gravina ha perso solo un po’ di smalto non essendo riuscito in qualcosa dove lui è stato maestro nel passato e cioè rendere grandi piccole squadre di calcio. Vedremo cosa deciderà.
bene,cosa poteva fare S.Gabriele? Nulla e poi nulla,prevalgono gli interessi particolari,pure S.Roberto con il suo dossier ci ha provato,cacciato a pedate,4 miliardi i debiti del sistema pallone,nessuna terapia per la pallonite,male incurabile generato dalle mafie delle scommesse, nulla possono le persone per bene,Legalita’ diffusa per uscire dalla palude,e basta,o no?