E pensare che c'era il pensieroHome

FIELDS OF GOLD

L’ho saputo da voci di corridoio lungo la via corta, il sonno degli dèi che speriamo un giorno tutti di trovare sulla nostra strada, dolce, calorosa mentre l’onda lunga della guerra schiacciava le mie parole e il sole finiva di spegnersi squarciato dal suo rombo dirompente. Un silenzio irreale si aggirava furtivo come un ricordo fantastico piantato nel mio cervello. L’aria era fredda e penetrante. Aderiva alla pelle come una sgradevole pellicola. E così ci rimaneva una sorta istintiva di sgomento per quella sottile linea di distruzione che iniziava a fessurarsi, piena di intensità che si diramava nel ritmo frenetico del sorgere di nuove illusioni. Parafrasando Oscar Wilde, il garantismo del resto del mondo è l’omaggio che la legalità rende all’illegalità o viceversa. Se la storia della vita è spesso una storia di soprusi e di occupazioni furbastre in omaggio al potere, di persone, di cittadini, di uomini e donne, di bambini da risarcire ne rimangono tanti. Quando osserviamo uno scatto, un gruppo di persone, trafelati, sgomenti nel loro breve ma impegnativo viaggio verso la libertà è come se volessero spedire il globo nella direzione che piace a loro. Un muro recinto, uno dei tantissimi di questo mondo che non dice niente, che divide sempre in due le strade. Eppure, qualche spazio esiste anche per loro. Ma il calvario non è finito. È lungo anni, trascorsi nel silenzio, tra il rumore assordante delle granate e l’odore nauseante di missili supersonici, nel piegarsi ad una sola volontà, nell’umiliante disbrigo della stessa, di mansioni contrarie alle loro opinioni, vivendo in un mondo senza un barlume di quella interiorità che distingua l’uomo dal bruto. E quando la camminata si avviva tra le linee del lunghissimo muro, pare che essi si propongano di risolvere quasi con felicità, astruse forme geometriche per vicoli deserti quanto sinistri non ignari dei loro luoghi. Tutto ciò deve finire. Ma quando? Si può ammettere la forza per difendersi, ma non si possono ammettere certi eccessi nel silenzio. Il mondo è rotondo e la combriccola ci giuoca, ma il sospetto è che ridano in due. Il dato scandaloso consiste nel teorizzare apertamente la loro missione per la pace, per esportare la democrazia, per denunciare l’aggressività nemica di fantomatiche bombe nucleari o armi di distruzione di massa che si sprigiona tra piccoli attori di uno spettacolo indecente da fine dell’umanità. “Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma plasmare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore” diceva Italo Calvino. Come per Kundera che mi solleva come cantava Antonello, l’esistenza e le scelte che ognuno di noi compie nella breve o lunga durata della vita appaiano del tutto irrilevanti e in ciò risiede la loro leggerezza, come se si conservasse sempre un pezzo di sole nel cuore, ma muove le cose anche nella vita. La leggerezza colpisce come la bellezza richiamando l’uomo al suo destino, donandogli il coraggio, la passione, il piacere onesto e buono di vivere fino in fondo il senso profondo del proprio esistere, presente in varie guise e facendolo assomigliare ad una luna nuova. Cioè può spaziare, andare dove vuole sapendo di avere più potenza nella sua leggerezza. Ho sentito più volte in tv che non solo l’avete fatto con gioia macarena, ma che crediate abbiate il diritto di farlo! Ma cosa avete lì dietro? Un apparecchio radar? Perché è necessario essere radicali per desiderare cose come la gioia, la pace e la libertà? Ci giriamo sempre intorno alla libertà ma non la definiamo mai. In una pubblicità televisiva di qualche anno fa c’era un bambino che giocava in una piazza con molti giocatori famosi, suoi idoli, e che poi al richiamo della madre: “Josè Sali su” … rimaneva solo la fantasia, la passione, il sogno del ragazzo come oggi. Sembrava volesse dire: “potete togliermi tutto, ma non quello che porto dentro di me”. E adesso per la prepotenza di pochi grandi che è il primo dovere della vita sopprimiamo i più piccoli quale deformazione del senso dell’equità. E in questo modo, mentre cerchiamo di uccidere i sogni dei nostri ragazzi li abbandoniamo allo sterminio dei cosiddetti galantuomini. A che cosa si ridurrà la loro felicità? Che il lupo rinfacci all’agnello di sporcargli l’acqua anche quando il lupo è in alto e l’agnello è in basso è una pratica che aveva descritto Fedro e che funziona sempre. La vita sta diventando una specie di reality show nel quale in ogni momento siamo chiamati a nominare, giudicare, classificare. Dove è il problema? Nel fatto che tutto quello che non è valutabile con un numero viene a poco a poco escluso dal governo della quotidianità. È una vita fatta di percentuali, ma stiamo perdendo di vista la qualità, che non è un numero, ma esiste. Con le parole di Deleuze, “o la morale non ha alcun senso o è appunto questo che essa vuol dire, non ha nient’altro da dire; non essere indegni di ciò che ci accade”. Considerare la vita al servizio della persona è la via da scegliere, per garantire ai giovani motivazioni durature nel tempo, verso il movimento e l’acquisizione di comportamenti finalmente etici finalizzati al proprio benessere e alla convivenza civile. Con i giovani si deve programmare a lungo termine considerando che i frutti degli investimenti si potranno avere col tempo. L’uso della guerra invero come lubrificante per il motore dell’economia mondiale come dice un vecchio proverbio francese: “c’est l’argent qui fait la guerre” raggiunge oggi una velocità mai vista. Per dirla con Amleto, quello che stiamo vivendo è un tempo fuori cardine, un rischio affidarsi solo alla tracotanza di certuni per un mondo fatto solo di muscoli e polmoni. Distinguere vero o falso? È un diritto sacrosanto il pensiero di pace.

Cesidio Colantonio

2 commenti riguardo “FIELDS OF GOLD

  • Claudia Patella

    Emozionante a dir poco. Hai un dono nel trasmettere quello che provi attraverso le parole. Continua così.

    Risposta

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