DROGA, IL GIP CONFERMA IL CARCERE PER PATRIZIA CICCONE
Droga tra Valle Peligna e Alto Sangro, il gip conferma il carcere per la 53enne: “Gravi indizi di colpevolezza”
SULMONA – Resta in carcere Patrizia Ciccone, la 53enne di Sulmona arrestata lo scorso 26 marzo dai carabinieri della compagnia di Castel di Sangro, ritenuta dagli inquirenti al centro di un vasto traffico di sostanze stupefacenti tra la Valle Peligna e l’Alto Sangro.
A stabilirlo è stato il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Sulmona, Emanuele Lucchini, che al termine dell’interrogatorio di garanzia ha sciolto la riserva confermando la misura della custodia cautelare in carcere. “Permangono gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagata”, scrive il gip, evidenziando come il quadro investigativo delinei la donna come la presunta “regista” dell’attività di spaccio, organizzata – secondo l’accusa – all’interno della sua abitazione di Pettorano sul Gizio.
Nel corso dell’interrogatorio la 53enne ha respinto ogni addebito. “Mi dicono che sono la regina dello spaccio e che avrei coordinato tutte le operazioni, ma tutte le perquisizioni hanno dato esito negativo. Nemmeno un grammo di droga trovato”, ha dichiarato davanti al giudice.
Una linea difensiva ribadita anche dal suo legale, l’avvocato Marco Mazza, che ha già presentato ricorso al tribunale del Riesame. Secondo la difesa, infatti, non sussisterebbero più le esigenze cautelari, ritenute tardive rispetto allo sviluppo dell’indagine: le intercettazioni ambientali e telefoniche si sono concluse nel marzo 2025, mentre la misura restrittiva è stata eseguita circa un anno dopo.
Di diverso avviso la Procura, che contesta alla donna un ruolo apicale nell’organizzazione. Secondo gli inquirenti, la 53enne avrebbe anche “istruito i figli e la collaboratrice domestica” su come comportarsi in caso di controlli, indicando di “gettare lo stupefacente nel wc o lanciarlo dalla finestra” al minimo sospetto di un blitz. Una strategia che, sempre secondo l’accusa, sarebbe stata adottata anche il 30 settembre 2024, quando i carabinieri incontrarono difficoltà prima di accedere all’abitazione di Pettorano sul Gizio.
Attorno alla figura della donna si sarebbe sviluppata una rete composta da almeno otto persone, tra cui i tre figli e altri collaboratori tra Sulmona e i centri limitrofi, tutti indagati per concorso in spaccio. Complessivamente l’inchiesta conta quattordici indagati, cinque arresti in flagranza e circa sessantacinque consumatori identificati.
Numeri che restituiscono la portata dell’attività investigativa: sono 640 le cessioni documentate in appena cinque mesi, tra ottobre 2024 e marzo 2025. Un flusso continuo di sostanze stupefacenti che, per la Procura, faceva capo a un’unica regia.
A rafforzare il quadro accusatorio ci sarebbero anche le testimonianze di sedici consumatori che, ascoltati dai carabinieri, hanno confermato di essersi recati più volte nell’abitazione della donna per acquistare droga.
Sarà ora il tribunale del Riesame a pronunciarsi sull’istanza della difesa, mentre l’inchiesta prosegue per chiarire ogni aspetto della vicenda.


