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L’AQUILA. 17 ANNI TRA RICORDI, DOLORE, CITTA’ DISABITATA, SCUOLE DI LAMIERA E OPERE CHE NON SI REALIZZANO

di Giosafat Capulli 

L’AQUILA – Sono passati 17 anni da quella tragedia collettiva che frantumò una città e un comprensorio, e privò del sorriso 309 famiglie visitate dalla morte e migliaia colpite da feriti. Il tempo per loro si declina al passato, al ricordo, al dolore. Ma anche al bisogno di vicinanza collettiva. In questi 17 anni tanto è cambiato per gli altri, non per coloro che sono stati sopraffatti dagli effetti devastanti di una natura matrigna. Da allora muri e pietre stanno tornando al loro posto, ma gli abitanti hanno subìto una diaspora indotta o volontaria impostando e ricostruendo le loro vite altrove. Si ripetono spesso la parola rinascita e le frasette “L’Aquila tornerà a volare” o “L’Aquila è rinata”. Formulette magiche per esorcizzare una realtà che dice altro. La città si è ridotta a poco più di seimila abitanti. Nel centro storico i negozi chiudono. Sono 4 mila i bambini e le bambine che studiano in strutture di lamiera. E in questo periodo pasquale si fa passare per movimento turistico il flusso di ritorno di coloro che nati nel nostro comprensorio, vivono altrove da decenni e per le festività tornano nei paesi di origine. Non pullman turistici, infatti, trovi nel parcheggio “Lorenzo Natali” a Collemaggio. Né se ne vedono intorno al circuito del Forte Spagnolo. Domani, martedì, tutto tornerà come prima. Piazze vuote e città deserta di cittadini. Il simbolo dei simboli della decadenza è il ponte di Belvedere. Anni e anni per 40 metri di struttura che non si riesce a finire. Ma c’è chi ci propone di realizzare una funivia che colleghi il centro storico a Roio. In questi giorni i residenti dei protetti CASE e MAP, attraverso comunicati stampa, chiedono di tornare in case vere, ricostruite. Dopo 17 anni hanno tutte le ragioni per chiederlo. Questa l’implacabile realtà da accettare per cambiare passo e fare scelte coraggiose per tornare ad essere una Città vera e Capoluogo di Regione.

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