DICIASSETTE ANNI DAL SISMA: IL RICORDO DI ROBERTA E CARMELINA, SOGNI SPEZZATI TRA LE MACERIE
Ci sono ferite che il tempo non ambisce a rimarginare, ma solo a custodire con dignità. A diciassette anni da quella notte del 6 aprile 2009, il rintocco dei 309 colpi di campana non è solo un rito collettivo, ma un dolore che risale la Valle Peligna e l’area Casauriense, fermandosi sulle soglie delle case dove il tempo si è fermato alle 3:32.
Il ricordo di Roberta Zavarella resta impresso in quella foto che la ritrae solare, a un passo da un traguardo che il destino le ha negato solo fisicamente. Aveva 25 anni, era di Sulmona. Pochi mesi dopo quel crollo in una traversa di via XX Settembre, avrebbe dovuto indossare la corona d’alloro in Ingegneria. Quella laurea l’Università dell’Aquila gliel’ha conferita alla memoria, un sigillo accademico su una vita che “splendeva di semplicità”. I suoi genitori la cercarono per tre giorni infiniti, sospesi tra la speranza e il baratro, fino a quel riconoscimento straziante tra le salme senza nome.
Poco lontano, il destino consumava un’altra tragedia per la comunità di Raiano. Carmelina Iovine, 23 anni, psicologa in fieri, aveva scelto di tornare all’Aquila nonostante lo sciame sismico non desse tregua. Era mossa dall’amore e dal dovere: voleva frequentare un corso di specializzazione e stare vicina al suo fidanzato, Matteo. I genitori avevano provato a trattenerla, quasi avvertissero il pericolo imminente, ma Carmelina era partita verso quella casa in via D’Annunzio che sarebbe diventata la sua prigione di macerie.
Il sisma non ha colpito solo le singole città, ma ha falciato una generazione di studenti che avevano scelto il capoluogo per costruire il proprio futuro.
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Enza Terzini: A Tocco da Casauria il suo nome vive sulla targa della scuola dell’infanzia. Aveva 21 anni e studiava Scienze Biologiche; oggi il sorriso dei bambini che frequentano quell’istituto è il modo più dolce per non dimenticarla.
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Torre de’ Passeri: La comunità continua a piangere tre dei suoi figli più giovani. Marina Di Battista e Daniela Bortoletti, entrambe ventiduenni iscritte a Ingegneria Gestionale, e Tonino Colonna.
Diciassette anni dopo, questi nomi non sono solo un elenco su una lapide di marmo, ma rappresentano il vuoto lasciato da professioni mai esercitate, famiglie mai create e abbracci mai dati. La Valle Peligna non dimentica: il ricordo di Roberta, Carmelina e di tutti gli altri ragazzi resta un monito silenzioso tra le montagne d’Abruzzo.


