BUONA PASQUA DA RETEABRUZZO. IL RISORTO, CAPOLAVORO DI PIERO DELLA FRANCESCA, RITRAE IL MISTERO DELLA PRINCIPALE SOLENNITA’ DEL CRISTIANESIMO
di Anselmo Pagani
Con la potenza di un guerriero vincitore, Cristo s’impone in tutta la sua forza.
Dopo essere stato deriso, spogliato e crocifisso, eccolo ergersi dal sepolcro, sul quale appoggia il piede sinistro a simboleggiare la sconfitta della morte.
Nel mezzo dell’affresco, il Risorto delinea il confine fra l’inverno spoglio e desolato della morte, rappresentata dal paesaggio brullo di sinistra, e la primavera della vita che appare sulla destra del dipinto.
Nel giorno di Pasqua, la “Resurrezione di Cristo” di Piero della Francesca rappresenta, più e meglio di tante altre opere sullo stesso tema, il mistero della principale solennità del Cristianesimo.
Fu realizzata attorno al 1450 dal Maestro su commissione dei maggiorenti di Borgo San Sepolcro (odierna Sansepolcro), che così vollero ricordare la fondazione della loro città.
Piero vi era nato fra il 1410 e il 1420 e perciò si firmava “Petrus de Burgo”.
L’appellativo “della Francesca” (dal nome della nonna paterna) gli fu forse attribuito dai concittadini per distinguerlo dai tanti “Pietro” che popolavano quella cittadina di circa 4.000 anime.
La sua abilità coi pennelli si manifestò in età giovanile con una sorta di “iniziazione araldica”, nella raffigurazione sui principali palazzi cittadini di bandiere e stemmi nobiliari dei residenti.
Al 1439 risale il primo documento attestante la presenza del giovane Piero a Firenze, per quella che fu la sua prima trasferta “extra moenia”, a lavorare come aiuto del pittore Domenico Veneziano.
Qui, studiando i capolavori del Beato Angelico, Piero apprese i segreti dell’uso della luce, che lui riuscì poi a trasformare in poesia nelle proprie opere, realizzate facendo attenzione a “dare i colori commo nelle cose se dimostrano, chiari et obscuri secondo che i lumi li devariano”.
Rimini, Ferrara, la Roma di Papa Pio II, ma soprattutto la Urbino dei Montefeltro lo avrebbero visto all’opera nella realizzazione di opere straordinarie fra le quali ricordiamo il “Dittico dei duchi di Urbino”, il “Polittico della Misericordia”, la “Madonna del Parto”, il “Ritratto di Sigismondo Pandolfo Malatesta” e molti altri ancora.
Il suo testamento artistico è costituito dal magnifico ciclo di affreschi raffiguranti la “Storia della Vera Croce” realizzati nella Basilica aretina di San Francesco fra il 1452 ed il 1466.
Peccato che un Maestro che dell’uso della luce e dei colori fece il motivo di vita, sia poi morto vecchio e condannato ad un’infelice cecità il 12 ottobre del 1492, nel giorno stesso in cui, al di là dell’oceano, Colombo scopriva il Nuovo Mondo.
Accompagna questo scritto “la Resurrezione”, di Piero della Francesca, 1450-1463, Museo Civico di Sansepolcro.
Buona Pasqua!




