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VENERDÌ SANTO, IL CIELO SI APRE AL PASSAGGIO DEI TRINITARI: IN MIGLIAIA SEGUONO L’ANTICO RITO

di Gioia Perinetti – Al crepuscolo, come da tradizione, inizia la Processione del Venerdì Santo dei Trinitari con lo sparire delle luci e l’inizio del buio come fosse una metafora tra peccato e redenzione. Il Miserere forte e struggente del coro composto da circa 120 cantori, la profonda devozione dei 250 portatori, il silenzio dei molti accorsi nel centro storico, hanno evocato il grande dolore dell’Addolorata per la scomparsa di suo figlio Gesù. Con il saio color cremisi e pettorine bianche i confratelli dell’Arciconfraternita della Santissima Trinità, in religioso silenzio, portano tra le strade e i vicoli di Sulmona la bara del Cristo Morto e la Madonna Addolorata.

Il caratteristico “struscio”, è l’indiscusso protagonista, un elemento che è metronomo, colonna sonora e fulcro della celebrazione. Il tronco in sughero ricoperto da velluto rosso, la Bara del Cristo dalla lettiga settecentesca, decorata da tessuti e ricoperta dal velluto nero, la statua dell’Addolorata, con l’abito scuro dai riflessi oro, il fazzoletto ricamato e una spada nel cuore, la croce lignea, sono tra i tratti di una rappresentazione che non può non colpire il cuore delle persone che partecipano incantati al rito suggestivo che si ripete nella notte di ogni Venerdì Santo a Sulmona dal 1827.

In Piazza Garibaldi si è rinnovato uno dei passaggi più significativi sul piano simbolico: i trinitari sono stati accolti dai confratelli di Santa Maria di Loreto, riconoscibili dalla mozzetta verde e dalla tunica bianca, protagonisti nel giorno di Pasqua della tradizionale corsa della Madonna incontro al Cristo risorto.

 

Un incontro che ha unito colori, un’istantanea che fa bene al cuore ai cittadini di Sulmona, rendendo la processione ancora più intensa e suggestiva, ma soprattutto restituendo un chiaro messaggio di comunione fraterna. Lauretani e trinitari, i protagonisti e fautori dei riti della Pasqua, hanno così confermato, nel rispetto del rito, un legame fondato su collaborazione e condivisione, al servizio della città e dalla forte spiritualità. Il rosso e il verde, fianco a fianco, non solo per accompagnare la Processione del Venerdì Santo da piazza Maggiore alla chiesa della Trinità, ma anche per rinnovare insieme i riti pasquali, testimoniando valori di fede, unità e trasmettendo ai presenti il significato più autentico del messaggio pasquale.

Dopo il lungo corteo, seguito con trepidante partecipazione, all’altezza della Santissima Annunziata, il vescovo della diocesi di Sulmona – Valva, Michele Fusco, ha dedicato ai presenti una riflessione sulla preghiera, sul mistero della fede e sulla centralità della sofferenza nella vita cristiana prima del rientro alla chiesa della Santissima Trinità. “Il Signore ascolta il grido dell’uomo. Non sempre tutto si risolve, ma davanti a Dio non siamo degli sconosciuti: siamo volti e cuori conosciuti ad uno ad uno ed amati. Con la passione di Gesù, che prende su di sé ogni dolore dell’umanità, la sofferenza umana è trasformata in strumento di redenzione, di amore, di speranza. Dio condivide il nostro dolore, piange con chi soffre”, sottolinea Monsignor Michele Fusco. “Così ogni umana sofferenza, unita a quella di Cristo, partecipa alla salvezza dell’umanità. “La vittoria di Cristo sulla morte dona un senso al dolore, trasformandolo in un passaggio verso la vita eterna. Con queste parole auguro a tutti voi una Santa Pasqua”, conclude il vescovo.

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