Cronaca L'AquilaCulturaHomeIn-Evidenza L'Aquila

L’AQUILA. PROCESSIONE DEL CRISTO MORTO: UNA COMUNITA’ CHE SI E’ STRETTA INTORNO AL FRUTTO DELLA CROCE

L’AQUILA – Processione del Venerdì Santo, con il Cristo Morto scortato da associazioni, religiosi e prelati. Una città che si unisce in un contesto di tragedia umana, tragedia divina e speranza. Un rinnovare la comunione collettiva che la città vittima del terremoto, dello spopolamento, delle difficoltà di tante famiglie a sbarcare il lunario, condivide intorno alla figura di CRISTO MORTO IN CROCE. Una testimonianza di fede che mette all’indice la brutalità umana, capace di crocifiggere anche chi, armato solo di parabole, ha avviato quel percorso culturale di elevazione etica e morale non compresa dal potere duemila anni fa, non compresa dai potenti di oggi. Il Cristo Morto (anche nel capolavoro di Remo Brindisi), riassume le contraddizioni antiche e moderne degli esseri umani. Soprattutto di chi nel nome di Dio squarta il prossimo, lo bombarda, uccide creature innocenti, discrimina con violenza le donne, semina terrore. Tutto nel nome di Dio, con la blasfemia peggiore di ogni sedicente credente. Il Cristianesimo della testimonianza è il più alto valore culturale e umano che ogni uomo dovrebbe prendere in considerazione, in coscienza. Anche chi non crede. Senza armi, con un ramoscello di olivo, una colomba e una corona di spine, Cristo si è immolato senza una minima lamentazione. Il suo ultimo respiro (Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato!) è il più prezioso dono che quell’ebreo dichiarato Figlio di Dio ha seminato nella coscienza dell’intera umanità. Una umanità sorda, cieca e assetata di sangue che lo crocifigge ogni giorno anche oggi.

Giosafat Capulli 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *