Cultura

NANDO GIAMMARINI: PER LA PASQUA FACCIAMO RISORGERE L’IDEA DELLA PACE

di Nando Giammarini 

CABBIA DI MONTEREALE – Einstein sosteneva: “Dobbiamo essere pronti a fare sacrifici eroici in favore della pace più di quanto facciamo di buon grado in favore della guerra. Non esiste dovere che io consideri più importante o al quale io tenga”
Codesta frase è decisamente la più scomoda, poiché mette in discussione una delle asimmetrie fondamentali del modo in cui tutti i popoli della terra, che dovrebbero 1rifiutare i conflitti armati in linea di principio, pensano alle due facce di una stessa medaglia: la 11¹pace e la guerra. Per la guerra si è sempre stati disposti a sacrifici enormi: consistenti nel condannare la vita di intere generazioni, di uomini, donne e bambini con il suo carico di qualsiasi forma di distruzione e morte con conseguenti anni di povertà e privazioni di ogni sorta. Per la pace, quella vera e duratura in cui trovano soluzione una moltitudine di problemi , costruita con comprensione, diplomazia, rinuncia a posizioni di vantaggio, si accetta raramente anche il minimo sacrificio. Essa, agli occhi dei più, è considerata qualcosa che si riceve, non da pagare. Lo scienziato tedesco, premio Nobel per la fisica nel 1921, pacifista convinto, fu il primo ad intuire che l’ asimmetria tra guerra e pace era il problema centrale di qualsiasi conflitto e che costruire la pace costerà sempre meno della guerra. Almeno fino a quando il coraggio, le energie e le risorse economiche, anche culturali ed umane, non verranno messe in campo anche per la diplomazia e la comprensione. Modificare questo stato di cose significa accettare l’idea che la pace sia un lavoro attivo, continuo, costoso, non uno fatto naturale che emerge spontaneamente quando, speriamo il prima possibile, smettono le ostilità. Ciò ovviamente è valido in tutti gli scenari mondiali in cui si è alle prese con la pazzia della mente umana. Vien da se che la guerra non si può umanizzare ma bisogna trovare, impellentemente la forza ed il coraggio di cancellarla dalla faccia della terra. Le controversie tra i popoli si risolvono, secondo il diritto internazionale, attraverso un presupposto fondamentale per attivare dei metodi di risoluzione. Poi facendo appello alla intelligenza, logica e generosità delle persone. Come primo passo, bisogna quindi verificare, volta per volta, che la questione sia effettivamente classificabile come controversia secondo la definizione fornita dalla Corte permanente di giustizia internazionale agli inizi del suo mandato, negli anni Venti. Secondo la nostra Costituzione – che qualcuno attraverso l’arma del recente referendum voleva cambiare non riuscendo nel suo intento, l’articolo 11 recita: “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni rivolte a tali scopi”. In questi tempi duri dominati da tante guerre che avvelenano il globo terrestre tipo quella Russia – Ucraina che ha già segnato, con scene strazianti di città distrutte, masse di persone piegate ed un popolo, fatto da anziani, donne e bambini che continua a resistere al freddo e alla fame. A questo barbaro conflitto si è aggiunta la drammatica escalation a Gaza, nel conflitto Israele Palestina Ultimo in ordine di tempo lo scellerato attacco americano voluto da Trump, guerrafondaio per eccellenza. Cerchiamo di reagire come possiamo con manifestazioni di piazza ed in modo pratico con l’invio di aiuti umanitari per mantenere viva l’indomita voce della pace e la speranza. A volte basta una frase contro la guerra, un messaggino sui vari social per non restare indifferenti ribadendo che la pace è un diritto universale per cui una piccola voce può generare un’eco collettiva, un coro. Quindi dobbiamo esprimere tutto il nostro sdegno, il dolore che attraverso la condivisione riesce a trovare una sua vera e reale dimensione. Questo lo scenario di distruzione e morte ormai nell’approssimarsi della Pasqua festa di pace e resurrezione. Ribadendo il mio modestissimo, intransigente, impegno contro la guerra ed il sostegno alle popolazioni colpite da questa bestialità della mente umana concludo questo articolo – che mi coinvolge, mi rattrista, e non poco – con le parole che un grande Presidente della Repubblica italiana, Sandro Pertini pronunciò nel suo discorso un discorso d insediamento il 9 luglio 1978 difronte al Parlamento in seduta comune:” Si svuotino gli arsenali di guerra sorgente di morte, si colmino i granai di vita per milioni di creature umane che stanno lottando contro la fame. il nostro popolo generoso si è sentito da sempre fratello a tutti i popoli della terra” E proprio su questo concetto di fratellanza che occorre necessariamente insistere con decisione, coraggio e convinzione dicendo un secco, fermo sereno:” Pace”

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