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MADONNA CHE SCAPPA, VIETATI I BOTTI: A SULMONA LA SICUREZZA SPEGNE LA TRADIZIONE (MA NON OVUNQUE)

di Claudio Lattanzio

SULMONA – Ci sono decisioni che non si limitano a regolare un evento, ma finiscono per alterarne il significato. È quello che sta accadendo a Sulmona, dove il divieto imposto dalla Questura dell’Aquila sui tradizionali mortaretti della “Madonna che scappa in piazza” rischia di cambiare il volto stesso di uno dei riti pasquali più identitari d’Abruzzo.

Perché qui non si parla di fuochi spettacolari o di esibizioni pirotecniche prolungate. Si parla di pochi, brevissimi botti, da sempre parte integrante della corsa della Madonna in piazza Garibaldi. Un segnale sonoro, quasi rituale, che accompagna il momento più intenso della celebrazione, quello in cui il dolore si trasforma in gioia.

Il punto, però, è un altro. Ed è difficile ignorarlo.

Lo scoppio del carro a Firenze

Nello stesso giorno di Pasqua, a Firenze, si svolge regolarmente della lo “Scoppio del Carro”: un evento che prevede l’accensione di un carro carico di fuochi d’artificio, con uno spettacolo pirotecnico che dura diversi minuti, a pochi metri dalla folla. Una manifestazione complessa, con un livello di rischio oggettivamente superiore, ma che continua a essere autorizzata e gestita ogni anno.

A Sulmona, invece, si vietano pochi colpi controllati, affidati a personale esperto, mai associati – nel corso dei decenni – a incidenti o criticità rilevanti.

È qui che nasce la frattura. Non tanto sulla sicurezza, tema che nessuno mette in discussione, quanto sulla coerenza delle scelte. Perché se il principio è quello della tutela pubblica, allora dovrebbe valere ovunque con lo stesso metro. Se invece cambia da città a città, il dubbio è che non si tratti solo di sicurezza, ma anche di interpretazione, sensibilità e – forse – peso specifico delle tradizioni.

Il sindaco di Sulmona, Luca Tirabassi, ha provato a far valere queste ragioni, cercando un punto di equilibrio con la Questura. Ma il risultato è stato un muro: nessuna apertura, nessuna soluzione intermedia, solo il divieto.

L’inizio della corsa con il volo delle colombe e l’esplosione dei botti

E allora la domanda diventa inevitabile: è davvero questa l’unica strada possibile?

Perché vietare è sempre la scelta più semplice. Gestire, regolamentare, trovare un compromesso tra sicurezza e tradizione è molto più complesso. Richiede responsabilità, dialogo, capacità di leggere il contesto. Ma è proprio lì che si misura la qualità delle decisioni.

La “Madonna che scappa” non è una rievocazione qualsiasi. È un rito che appartiene alla comunità, che vive nei dettagli, nei suoni, nelle attese. Togliere i mortaretti non è un semplice aggiustamento tecnico: è un intervento che incide sull’anima stessa della manifestazione.

E mentre a Firenze si continua ad accendere il carro, tra scoppi, fiamme e spettacolo, a Sulmona si spegne un simbolo. Più piccolo, certo. Ma non per questo meno importante.

Il rischio, ora, è che resti una sensazione difficile da ignorare: quella di una tradizione trattata con eccessiva rigidità, quasi fosse un problema da contenere più che un patrimonio da accompagnare.

Perché la sicurezza è fondamentale. Ma quando diventa un principio applicato senza misura, può finire per produrre un effetto opposto: allontanare le istituzioni da quella comunità che, invece, dovrebbero tutelare anche nella sua identità.

 

2 commenti riguardo “MADONNA CHE SCAPPA, VIETATI I BOTTI: A SULMONA LA SICUREZZA SPEGNE LA TRADIZIONE (MA NON OVUNQUE)

  • ONESTA' onesta'

    QUESTA E’ L’ITALIETTA CHE VIVIAMO….SEMPRE FIGLI E FIGLISTRI….VERGOGNAAA

    Risposta

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