DIMISSIONI GRAVINA: IL TRIBUTO DI ANGELO CARUSO AL “MIRACOLO” CASTEL DI SANGRO
Il calcio italiano volta pagina, ma per le montagne abruzzesi la notizia delle dimissioni di Gabriele Gravina dalla presidenza della FIGC risuona come il momento di tirare le somme su un legame profondo. A farsi interprete di questo sentimento ĆØ Angelo Caruso, sindaco di Castel di Sangro e presidente della Provincia dellāAquila, che ha voluto rivolgere un pensiero di profondo affetto e stima allāex numero uno del calcio nazionale.
Lontano dalle cronache romane, Caruso sceglie di focalizzarsi sullāimpronta lasciata da Gravina in Abruzzo, definendolo una figura che ha saputo elevare le ambizioni di una piccola comunitĆ montana.
Non si può raccontare la parabola di Gravina senza tornare a quel leggendario 1996. Per Caruso, il pensiero corre inevitabilmente agli anni Novanta e a quello che ĆØ passato alla storia come il āmiracoloā di Castel di Sangro. Sotto la guida sapiente di Gravina, la squadra di un piccolo centro di poche migliaia di abitanti conquistò la storica promozione in Serie B.
āQuella vittoria non fu solo sportiva ā ha spiegato Caruso ā ma fu un riscatto per unāintera area, un esempio di come la visione e la passione possano superare ogni ostacolo dimensionaleā. Ć proprio questa ereditĆ di lungimiranza che il primo cittadino riconosce a Gravina, ricordando come sia riuscito a realizzare sogni che parevano preclusi a una realtĆ periferica.
Anche nel suo lungo percorso ai vertici della FIGC, Gravina ha sempre mantenuto, secondo il presidente della Provincia, una sensibilitĆ particolare per il calcio di base e per la valorizzazione dei territori.
āLo ringraziamo per quanto fatto in questi anni difficili per il calcio italianoā ha dichiarato Caruso, estendendo il pensiero allāintera comunitĆ . Il messaggio si chiude con un auspicio per le future sfide di Gravina, ribadendo un concetto che per gli abruzzesi ĆØ ormai una certezza: āIn Abruzzo e a Castel di Sangro sarĆ sempre a casaā.



Non saremmo in questa situazione se non fosse per le mancate opportunitĆ di elevare il calcio e i giovani talenti.
Siamo alle solite, senza serie riforme e nuove facce niente cambierĆ .
Se dobbiamo essere grati per tanti e continui fallimenti, ringraziamo la Federazione e rifondiamola.