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LA PASQUE (La Pasqua)

LA PASQUE
( La Pasqua)

di Ennio Bellucci

Proime se recè: ste’, stionche
cuntionte come ‘na Pasque!
Invece mo, a quante pare, ne’
è chiu cuscì. Ma perchè ?
Perche’ è Pasque, la Santa Pasque.
I iojjie, neuu ne’ stemme
cuntionte proprie pe’ nionte.
Uardemmese attuorre: uerre, muorte,
distruzione, meserie, povertà, violenze,
odie i n’atra,fraiche de cause malamente i brutte.
Ma ‘stu munne i chisse che cummennene
mo ch’henne fatte,senne ‘mpazzoite,
se n’henne scioite, ioite fore de cocce
a quante pare!
Uardemmese attuorre i reflettemne,
Gesu’ Criste mojjie!
Fajjie, facce capojjie ca cusci
ne’ va bbone
pe’ nesciuna maniere.
Sci rengraziete,
sci suffiiorte pe’ neuu.
Sci meneute sopra ‘sta terre
pe’ purtarece pace,
i cuncordie. Leuce
i amore. Ma gie’ se nemme
scordate. ‘Na cause
sole Te uojjie addummanna’.
“Facce retrua’ la pace
dentre i fore lu core.
L’amecizie i la fratellanza
tra i popoli, i tra la ggente.
L’armonia, l’amore i la passiaune
pe’ tutte le cause bbelle
che ce sci ‘mparate.”
‘Na vote nu Sant’Ome
che se chiame’ Giuenne,
reciò: “Cercate le cose che uniscono,
anziché quelle che dividono.”
Lu faciorene Pape,
i lu chiamiorene “lu Pape bbeune”.
Eve proprie le vaire: eve bbeune,
brave i Sante!
Gesu’ Cri, pensenne a chele
chi sci fatte, i ritte.
Sci perdunate, sci pure
resuscetate, dope le scheure
chiu scheure i la crucefessiaune.
A Tojjie i a Isse
uojjie ricere, i a tutte lu munne
allucca’ forte: “Bbona Pasque,
bbona Santa Pasque. I ulemmese
bbene! Aiutece!
Perche’ sopra ‘sta terre, semme
de passagge.
Ne’ semme nionte, anze,
mene de nionte!

 

di Mauro Di Benedetto 

“La Pasque” (La Pasqua) di Ennio Bellucci è una poesia dialettale che arriva dritta al cuore.
Parte da un detto antico, “sono contento come una Pasqua” e ci mostra quanto quella gioia oggi sembri lontana.
Guerre, povertà, violenze, odio:
il mondo sembra aver smarrito il senso della festa e, con esso, la capacità di riconoscere il bene.

Ennio Bellucci non giudica e non accusa.
Parla.
Parla a Gesù con la sincerità di chi cerca ascolto, chiedendogli di ricordarci ciò che abbiamo dimenticato: la pace, l’amicizia, l’armonia, l’amore.
È una preghiera che non invoca miracoli, ma consapevolezza. Un invito a rimettere ordine nei nostri cuori prima ancora che nel mondo.
Il riferimento a Papa Giovanni XXIII, il “Papa buono”, rafforza questo messaggio di unità e umanità, oggi più urgente che mai.

Il dialetto non è solo un modo di parlare: è memoria, identità, appartenenza.
E questa poesia lo dimostra: “La Pasque” (La Pasqua) non è solo un testo dialettale, ma un gesto d’amore verso la nostra terra, verso ciò che ci unisce e si tramanda nelle generazioni.

In un tempo che corre e dimentica, ci ricorda una verità semplice e luminosa:
La pace comincia da noi.
Le radici ci aiutano a ritrovarla.

Buona Pasqua a tutti.

 

I VERSI DI ENNIO BELLUCCI SONO PAROLE CHE DIVENTANO VOCE,LA VOCE DEL POPOLO,VOCE MORALE,VOCE DELLA TRADIZIONE

di Francesco Barone

La poesia dialettale di Bellucci narrata nel libro dal titolo “La piazze” da pochi giorni pubblicato ed edito da Anicia Edizioni si propone non soltanto come varietà linguistica, ma come efficace strumento culturale e identitario che riflette il paesaggio umano, affettivo e sociale della sua comunità. Essa si concentra su elementi significazionali legati al municipale e al tradizionale, una poesia che utilizza il dialetto per esprimere una forte soggettività, per conservare le memorie e per rappresentare un’idea semi-critica della modernità. E’ l’espressione di una lingua che parte da lontano, in cui il dialetto si configura come la lingua materna, chiara e diretta per comunicare il vissuto, le relazioni umane e il paesaggio fatto di cose semplici, autentiche e in parte perse. C’è la volontà di integrare il recupero della cultura popolare locale, intrisa di principi e valori morali che nel libro vengono distintamente esplicitati in maniera inequivocabile. Chi si cimenta con la poesia dialettale è ben consapevole di correre il rischio di diventare vittima di interpretazioni caricaturali e parodiche, in questo caso il contenuto del testo non lascia alcun dubbio: è ricco di contenuto culturale. I temi trattati da Bellucci sono richiami ai valori, alla vita, all’incontro, ai ricordi di un tempo passato. I versi in cui l’Autore parla della piazza (la piazze), del cimitero (lu campesante),una notte (la notte), le elezioni (l’elezzione), l’amico (lu cumpagne), i soprannomi (le malenomene), il mio paese (lu paese mojjie), la vecchietta (la vecchiarella), il Natale di Fernando e di Francesco (Lu Natale…de Fernande i de Francische), non sono scorciatoie linguistiche, sono un esercizio all’evasione da tutto ciò che oggi appare effimero, inconsistente. Non è un libro che, come si usa dire, si legge tutto d’un fiato, ogni poesia, infatti, trattiene il lettore e lo avvia a profonde riflessioni. I versi di Bellucci sono parole che diventano voce, la voce del popolo, voce morale, voce della tradizione, voce che si appella alla comunità». Nel bel mezzo di una modernità sempre più digitale, velocizzata e standardizzata, l’Autore invita e riscoprire e a ri-conoscere la propria parlata locale, non come reliquia culturale, non come un residuo del passato, ma come un linguaggio vivo di promozione relazionale. Inoltre, attraverso le sue poesie, a far continuare ad esistere una specificità di un luogo: Pratola, il suo paese. Bellucci con l’ausilio del dialetto, apre una finestra sulla differenza dei luoghi e dei non-luoghi, così definiti questi ultimi da Marc Augé, in quanto privi di identità, relazioni e storia. I suoi luoghi, invece, sono l’opposto. I versi dell’Autore propongono anche una riflessione pedagogica sul potere generativo e tras-formativo della parola, per la valorizzazione di un’educazione al dialetto intesa come educazione all’originalità.
“Parla soltanto chi si esprime originalmente; cioè chi crea la sua parola, conferendole ogni volta il significato che viene dal contesto; e il contesto della parola è l’anima. Chi non ha originalità non parla, ma emette dei suoni; si illude di parlare e fors’anche illude gli altri; ripete, non crea; imita, non intuisce; accetta passivamente una maschera di pensiero, non ragiona per sé, nel suo intimo. Educare linguisticamente, è né più né meno che educare alla originalità. La qual cosa […] non altro significa che sincerità, e questa non è privilegio raro di eletti, ma può diventar patrimonio di tutta la più modesta umanità, dovendo ogni sana creatura, per piccola che sia, sentire se stessa, guardarsi nell’anima, e parlare a quel modo che “detta dentro”.
Facendo ricorso al pensiero di Giuseppe Lombardo Radice si può spiegare meglio quanta bellezza è contenuta nello stile di scrittura di Bellucci. Uno stile semplice, diretto, ma fortemente autentico e ricco di umanità.

Francesco Barone
Università degli Studi LINK Roma

5 commenti riguardo “LA PASQUE (La Pasqua)

  • …..nella domenica delle Palme che annuncia la “settimana Santa”…con la poesia La Pasque
    di Ennio …..arriva puntuale questo messaggio, auspicio di Pace e speranza….ne abbiamo un grandissimo bisogno….” il Papa buono” Giovanni, ci illumini e protegga tutti.

    Risposta
  • La gioia dei bambini di Gerusalemme che agitavano le palme andando incontro a Gesù è quella vera di chi accoglie, unisce e condivide: è quella che ci fa essere ” felici come una PASQUA” perché qualcuno ha mostrato per noi un amore così grande che vince la morte. Le bellissime parole di Ennio sono una riflessione consapevole che ci indicano che la tristezza, per le situazioni brutte che ci sono nel mondo , si può superare se tutti ci impegniamo a cercare ciò che unisce, che è poi ciò che genera gioia e amore. Bravissimo Ennio

    Risposta
  • Daniele Ciarfella

    Caro Ennio,
    la poesia tutta,e’ un Inno alla Fratellanza ed alla Pace, che il Buon Dio ci illumini tutti.
    Grazie per ricordarcelo.

    Risposta
  • Gaetano Villani

    * Gaetano Villani. Puntuale nelle circostanze e nelle feste comandate, arriva il mio grande amico Ennio Bellucci, con le sue belle, e mai banali, poesie. Si avvicina la Santa Pasqua e il Poeta ci invita a riflettere. “Sono contento come una Pasqua”. Chi non ha mai pronunciato questo antico detto? Pasqua è sinonimo di festa, di gioia, perché risorge il Signore, il figlio dell’Altissimo, venuto per redimerci, ma noi non lo abbiamo riconosciuto e lo abbiamo barattato con un ladrone. Riflettiamo a quanto siamo stati cattivi e pure siamo stati perdonati. Si parla di gioia e felicità, ed Ennio si ricorda del Papa buono: Giovanni XXIII e quella carezza invocata sui bambini, al tramonto giorno che lo vide salire sul trono che fu di San Pietro. È notizia di oggi, che il rito secolare delle Palme a Gerusalemme, è stato impedito da Israele. Che tristezza! Tante sono le riflessioni, ma preferisco tenerle per me. Grazie Ennio per condividere con noi il tuo talento e genio poetico. * già Presidente del consiglio comunale di Manoppello

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  • Questi versi, intrisi della voce della nostra terra, sono un sincero richiamo alla speranza. In un tempo lacerato da guerre e devastazione, l’autore ci ricorda che la luce della Pace può farsi ancora strada tra le ombre piu fitte. Ed è per questo che viene spontaneo unirsi al suo augurio di fratellanza e solidarietà verso il prossimo

    Risposta

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