CronacaHomeIn Evidenza

LA PAROLA ALLE URNE: OGGI IL REFERENDUM CHE RIDISEGNA LA MAPPA DEL PARCO NAZIONALE

Non è solo una questione di confini sulla mappa, ma di visione del futuro. Oggi i cittadini di Pescosolido, borgo laziale incastonato tra le rocce al confine con l’Abruzzo, sono chiamati alle urne per un referendum che va ben oltre la gestione del territorio comunale: si decide se “regalare” una parte del proprio cuore montano alla protezione integrale del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM).

Una scelta a 1.800 metri di quota

Al centro della consultazione c’è la proposta dell’amministrazione guidata dal sindaco Donato Enrico Bellisario. L’idea è semplice ma ambiziosa: conferire 300 ettari di demanio collettivo all’area protetta.

Non parliamo di pascoli produttivi o zone di sfruttamento boschivo, ma di un’area impervia e selvaggia situata a 1.800 metri d’altitudine. In quel silenzio d’alta quota, dove l’uomo e le attività agricole sono quasi del tutto assenti, la natura ha già ripreso il comando; il voto di oggi serve a rendere ufficiale questa sovranità ambientale.

Perché questo voto è cruciale

Perché proprio Pescosolido? La posizione del comune è strategica. Questi 300 ettari rappresentano un corridoio vitale per la fauna selvatica, un tassello mancante nel mosaico della tutela ambientale dell’Appennino centrale.

  • Tutela della fauna: L’area è frequentata da specie simbolo come l’orso bruno marsicano e il lupo.

  • Valore ecologico: La zona agisce come cuscinetto naturale, proteggendo la biodiversità dai rischi dell’antropizzazione.

  • Identità montana: Il referendum interroga i residenti sul ruolo del paese: restare un confine o diventare il portale d’accesso a uno dei parchi più antichi e prestigiosi d’Europa.

Se il “Sì” dovesse prevalere, Pescosolido non perderebbe semplicemente un pezzo di territorio, ma acquisirebbe una nuova centralità nelle politiche di conservazione nazionale, trasformando una zona “inutilizzabile” dal punto di vista economico in un patrimonio inestimabile per le generazioni future.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *