“UN GRAMMO CENTO EURO”: COSÌ LA “ZIA” GESTIVA LO SPACCIO TRA SULMONA E L’ALTO SANGRO
SULMONA – La chiamavano “zia” e da lei, secondo quanto raccontano gli stessi acquirenti, si andava sul sicuro: cento euro per un grammo di cocaina. Un prezzo fisso, confermato da più consumatori, che restituisce l’immagine di un sistema rodato e ben organizzato, smantellato dai carabinieri al termine di mesi di indagini.
Al centro dell’inchiesta c’è la 53enne Patrizia Ciccone, ritenuta dagli inquirenti la regista del traffico di droga tra Sulmona e l’Alto Sangro. A delinearne il profilo non sono solo intercettazioni e pedinamenti, ma anche le dichiarazioni di sedici assuntori che hanno ammesso di essersi riforniti direttamente nella sua abitazione, evitando così conseguenze penali più gravi.
L’ordinanza firmata dal gip Emanuele Lucchini descrive un’organizzazione attenta a ogni dettaglio, capace di adattarsi ai controlli e di ridurre al minimo i rischi. “Per sfuggire alle indagini e proteggere il proprio business, l’indagata ha adottato sofisticate strategie di sicurezza e depistaggio”, si legge nel provvedimento, dove si evidenzia come la donna tenesse in casa quantitativi limitati, “un massimo di venti grammi”, per evitare sequestri in caso di perquisizioni.
Il resto della droga veniva nascosto altrove. Siepi, vasi, legnaie e persino terreni nei dintorni dell’abitazione diventavano depositi temporanei, con la sostanza recuperata solo al momento della vendita. Un sistema che, secondo gli inquirenti, si reggeva anche sulla collaborazione di familiari e fidati complici.
La 53enne avrebbe infatti “istruito i figli e la collaboratrice domestica” su come comportarsi in caso di controlli, arrivando a indicare di “gettare lo stupefacente nel wc o lanciarlo dalla finestra al minimo sospetto di un blitz”. Una strategia che sarebbe stata messa in pratica anche il 30 settembre 2024, quando i militari incontrarono ostacoli prima di entrare nell’abitazione di Pettorano sul Gizio.
Attorno alla donna ruotava una rete composta da almeno otto persone, tra cui i tre figli e altri collaboratori residenti tra Sulmona e i centri limitrofi, tutti indagati per concorso in spaccio. A loro si aggiunge un numero ben più ampio di soggetti coinvolti a vario titolo: quattordici indagati complessivi, cinque arresti in flagranza e circa sessantacinque consumatori identificati nel corso dell’inchiesta.
Numeri che danno la dimensione del fenomeno: 640 le cessioni documentate dagli investigatori in cinque mesi di attività, tra ottobre 2024 e marzo 2025. Un flusso continuo di droga che, secondo la Procura, faceva capo a un’unica regia.
Determinanti, oltre alle intercettazioni, sono state proprio le testimonianze degli acquirenti. “I consumatori hanno dichiarato di aver spesso acquistato dosi di droga dall’indagata”, scrive il gip, sottolineando come più persone abbiano indicato lo stesso prezzo per la cocaina: cento euro al grammo.
La richiesta di custodia cautelare, avanzata dal procuratore Luciano D’Angelo e dal sostituto Edoardo Mariotti l’11 febbraio scorso, ha trovato accoglimento con l’ordinanza firmata il 23 marzo. Ora la donna, assistita dall’avvocato Marco Zanna, potrà fornire la propria versione dei fatti nell’interrogatorio di garanzia fissato per lunedì 30 marzo alle 11.
La difesa punta a contestare l’attualità delle esigenze cautelari e prepara il ricorso al Tribunale del Riesame dell’Aquila. Ma per gli inquirenti il quadro appare già definito: un sistema di spaccio strutturato, diffuso sul territorio e sostenuto da una rete di relazioni che ha retto per mesi prima di essere definitivamente smantellata.


