IL DISAGIO DELLA CIVILTÀ DELLE EMOZIONI
di Massimo Di Paolo
Chi segue le vicende umane in un contesto di sociologia evolutiva, ricorderà l’approccio alla vita collettiva di due grandi autori: romanzieri e studiosi del disagio umano condiviso. La ‘seconda modernità’ di Ulrich Beck e la ‘modernità liquida’ di Zygmunt Bauman, hanno introdotto nuovi criteri di osservazione per capire le dinamiche interpersonali e i processi di adattamento dell’uomo moderno. Ulteriori passi avanti, con interessanti estrapolazioni pluridisciplinari, sono quelli proposti da Eva Illouz in “Modernità esplosiva” edito da Einaudi nella collana Maverick. Il sottotitolo riporta la sintesi dei contenuti e del senso che l’articolata lettura propone: Il disagio della civiltà delle emozioni.

Eva Illouz sociologa di lungo corso, studiosa e ricercatrice; docente alla École des Hautes Études di Parigi propone una frattura profonda con l’approccio individualista freudiano in uso per lo studio delle emozioni umane. Il Sé come un prodotto sociale: agito, plasmato, ruminato e classificato, come un bene collettivo. La cifra della sua riflessione focalizza principalmente il rapporto tra società -capitalista- e vita emotiva individuale. Nella narrazione: bella, complessa, profonda e per alcuni passi difficile, si coglie l’importanza decisiva che il mondo emozionale, quale prodotto di una società contradditoria e spesso violenta, ha per la qualità della vita. Mentre la Psicologia è interessata a guarire le ferite emotive, l’approccio sociologico tenta di rintracciare come la società contribuisca a infliggerle. Le storie, le narrazioni i significati privati, trovano nessi e basi comuni perché parti di storie collettive. Una prospettiva nuova quella del libro di Eva Illouz suggerito da “Libri & Visioni”, che rompe con gli approcci banali, quasi ridicoli del ‘cambia il pensiero e ti sentirai meglio’, o dall’essere belli, sereni, efficienti e sorridenti, come impone il mercato dei consumi emozionali.

Un prodotto sociale il mondo emozionale, con radici profonde nell’agire collettivo, che nega o integra quella sorta di disinteresse che l’approccio illuminista dava al mondo emotivo. L’emozione, da oggetto non gradito a componente umana fondamentale: roba da far girare Immanuel kant nella tomba. Vivere il presente richiede coraggio perché spesso incomprensibile e pertanto, ansiogeno. Una ‘modernità esplosiva’ che ci sottopone a pressioni emotive crescenti, ingovernabili a tal punto da farci deflagrare. “Come ogni mattina sono a Piazza Cadorna, sto andando al lavoro, aspetto il ‘77’ già in ritardo. Sento che il fiato mi si fa corto la testa mi gira, le gambe tremano, il cuore è a mille; la sensazione di paura mista a una sudorazione profusa, inizia a terrorizzarmi. Al pronto-soccorso mi hanno detto che ho avuto un ‘attacco di panico’ ma che sto bene. Sto bene mi hanno detto”. Una lettura del disagio come prodotto di una modernità contraddittoria e ambivalente che ci promette libertà, successo e benessere a fronte di un futuro difficile e tutt’altro che roseo. Diversi e tutti interessanti gli strumenti che Eva Illouz usa per la narrazione: Letteratura, Storia, Cronaca; in un sistema che setaccia politica, economia e molte delle ideologie che hanno creato, imposto e condizionato, i costumi e i comportamenti individuali e collettivi. Una lettura per comprendere come stiamo e dove stiamo andando: una sorta di punto sulla carta topografica del mondo moderno per aiutarci a capire il presente scavalcando la sola narrazione psicanalitica. Di fatto, un libro ‘politico’ da leggere per osservare come le culture democratiche, le istituzioni suscitano e alimentano quadri emozionali fatti spesso di malessere e rabbia. Una lettura per ricucire significati; per trovare le ragioni che spiegano perché, la sfera privata, non sia più sufficiente per trovare consolazione.


