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NU CAFE’ PARTICOLARE… (UN CAFFÉ PARTICOLARE)

NU CAFE’ PARTICOLARE…
( Un caffe’ particolare)

di Ennio Bellucci 

Peline i Ermanne,’na fraiche
d’enne fa ivene du
amiche mojje! Ivene sempeteche,
allegre i ” pazzacchione”, come
avesse ritte la bonaneme de Vinice.
Inzomme,soprattutte a Ermanne, i
piace’ de pazzie’…i forte peure!
‘Na saire, come faciavame spisse i
volentieri,  iemme a cena’ a Sulmaune,
a ‘nu ristorante che se true’ a Vico Del Vecchio,
vecioine a lu funtanaune.
Iemme i dentre lu locale truemme
parecchie persaune che magnine i chiacchiarine.
Ivene asse’ i facivene parecchia cummeddie.
Spaghette, bistecche, patane, voine i cafe’.
Ecche che entre in azzione Ermanne.
:” Peli’ i mo ne ulesse ricere nionte.Ma quoile,sci proprie quoile, che lu faccia brutte alloche,
te sta a uarda’ schiuorte.Che vole?
Che va truenne?”
:”Iojje quisse ne lu chenosce proprie
pe’ nionte, forse ce l’ave’ che tojje respunno’.”
Chiamemme lu cameriere i addummannemme: “Che so’ chisse?”
I cusci’ facenne  appuremme ca sine
nu gruppe de mioreche che ogni tante,
se retruivene.Magnivene i se facivene ‘na
chiacchierate, tutte ‘nziombre senza cementa’
nesceune.
“Ippur, quoile, nesceune me le leve da la cocce,
ce  l’ha che tojje! Forse i ste’ antepateche.
Booh..!
Proprie a che lu mumente arreviorene i cafe’.
Proime a cojje i dope a neuu. “I sci…le voire…
ma come. Mo  gl’acconce iojje!”
A che lu punte iojje i Ermanne, che facemme?
Pijjemme le zuccheriere, levemme le zcchere
i le rempiemme de sale!
Arreviorene i cafe’ i chiste
s’appighiorene a mette euene, deuu, tre cucchiaine,i cumenziorene a bevere.
Appene che la ” ciufeghe”  arrevo’
alla vocche i calo’ a lu stommeche,
Cumenziorene a sputa’
i a rallucca’. ” Ma che è le veleme, echete
come è amare,  fa’ proprie schife. Camerie’
che ci sci messe a stu cafe’?”
Però  uardivene verse de neuu, perche’
avivene capoite ca cocchi cause,avame
fatte, i cumbenete.
Lu padraune che ce cunesce’ bbeune, iccome
se ce cunesce’,i ci steve a squadra’
da quande avame ‘ntrate.
Venne vecioine ‘ndo stavame ascioise neuu
i sbutto’ :”Peli’ ,Erma’,Enie ne’ cagnete me!
Saite ‘na causa serie, saite proprie irrecuperabele,  ve piace de pazzie’.Che so scherze da fa chisse?”
Ma intante rere’  sotte i beffe, ne se resce’ a trattenajje.
:” Se che ulete fa,arrezzeteve
chiene, chiene i ietevene….ne’ ce menete
chiu’ pe’ piaciaire, Iaite a pazzie’ a n’atra parte.”
Però cuntenue’ a rirre i, forse, sotte ,sotte
avra’ pensate:
“Dope tutte che le purghe” che ce renne
a neuu, ogni tante, eune peure a laure…
chi i vole fa’…. ah..!ah..!

 

“Nu cafè particolare”, il gusto dell’ironia in dialetto: Bellucci racconta la vita con leggerezza e ritmo

dí Claudio Lattanzio

C’è tutta la forza del racconto popolare, autentico e senza filtri, nella poesia “Nu cafè particolare” di Ennio Bellucci. Un testo che non si limita a strappare una risata, ma riesce a restituire un intero mondo fatto di amicizia, complicità e piccoli episodi quotidiani trasformati in memoria collettiva.

Bellucci dimostra ancora una volta una padronanza notevole del dialetto, utilizzato non come semplice mezzo espressivo ma come vero strumento narrativo. Le parole scorrono con naturalezza, restituendo suoni, cadenze e colori di un tempo che sembra rivivere tra le righe. Il ritmo è incalzante, quasi teatrale, e accompagna il lettore dentro la scena, facendolo sedere idealmente a quel tavolo, tra Ermanne, Peline e lo stesso autore.

La forza della poesia sta proprio nella costruzione dell’episodio: una situazione semplice, quasi banale, che si trasforma in una sequenza esilarante degna della migliore tradizione di “Amici miei”. Lo scherzo della zuccheriera riempita di sale diventa il culmine di una narrazione sapientemente costruita, fatta di sguardi, sospetti e complicità silenziose. Bellucci riesce a dilatare l’attesa, a preparare il terreno con dialoghi vivaci e realistici, fino all’esplosione comica finale.

Ma oltre alla comicità, ciò che colpisce è la capacità dell’autore di raccontare uno spaccato di vita quotidiana tipica di quegli anni.  Il ristorante, le chiacchiere, il rapporto diretto con il gestore, le dinamiche spontanee tra amici: tutto contribuisce a creare un affresco vivido e genuino. Non c’è costruzione artificiosa, ma un realismo che nasce dall’esperienza e dalla memoria condivisa.

Il dialetto, in questo contesto, diventa un elemento identitario fortissimo. Non solo conserva l’autenticità dei personaggi, (Ermanne e Peline non ci sono più), ma rafforza il legame emotivo con il lettore, soprattutto per chi riconosce in quelle parole un pezzo della propria storia.

“Nu cafè particolare” è dunque molto più di un semplice racconto ironico: è un piccolo gioiello di narrazione dialettale, capace di far sorridere e, allo stesso tempo, di custodire e tramandare un modo di vivere e di stare insieme che appartiene alla memoria più vera delle nostre comunità.

 

Con Ennio Bellucci si respira l’aria bella  del medioevo

di Luigi Liberatore 
Ci sta un insieme che rende affettuoso l’incontro con Ennio Bellucci: L’insieme, appunto. Perché se vai a cercare qualcosa di particolare nelle sue poesie in dialetto non la trovi e semmai ti perdi in un vortice di sensazioni. E non hai  bisogno di conoscere dove sia nato e nemmeno cosa abbia fatto in vita, tanto sia affascinante il sapore dei suoi versi  da relegare nei titoli di coda ogni  curiosità bibliografica. Tuttavia io lo conosco, sicché possedendo perfino la sua carta di identità posso provare a descrivere le emozioni che sanno suscitare i suoi versi che sono senza metrica né schemi preordinati. Ecco, provo a dirvi come siano le sue poesie: a briglia sciolta come i suoi fluenti e ondeggianti capelli che oggi  soggiacciono all’evolvere cromatico della stagione dell’uomo. I suoi versi hanno la capacità di portarti per mano dalle piazze rumorose dell’infanzia ai vicoli silenziosi della maturità, dalle botteghe artigianali alle fumose osterie come in un ballo altalenante dello spirito. Sottobraccio a lui. Le sue poesie sono storia, sono racconti che hanno il prestigio di risvegliare l’anima con quel brio che a me richiamano il medioevo bello, quello di Buffalmacco ad esempio,  pittore celebre per gli “Affreschi della morte” e burlone allo stesso tempo come nelle novelle di Sacchetti. Ecco, Ennio Bellucci, come io lo intendo e sento, possiede l’arte che sa richiamare dal profondo dell’anima sentimenti e sensazioni fuori dal tempo, che unisce grazie a un dialetto che è lingua come fu il volgare italiano. È stato giornalista. Anche bravo ed apprezzato a livello nazionale. Ma quella è stata una parentesi che “contamina” chi esercita quella professione che in fondo definisce giornalisti dei buoni chiacchieroni. Come me, in fondo…

6 commenti riguardo “NU CAFE’ PARTICOLARE… (UN CAFFÉ PARTICOLARE)

  • ….dice bene C.Lattanzio questa poesia di Ennio Bellucci : ” e’ un piccolo gioiello di narrazione dialettale, capace di far sorridere e di tramandare”… ma a parer mio è un vero e proprio capololavoro carico di affetto, di amicizia vera, di genuinita’ e di sana ironia. Ennio,ancora una volta, si conferma uomo di grandi valori, attento e profondo conoscitore della natura umana.
    Ci delizia con i racconti delle sue ” narrazioni e ” avventure” di un tempo, con personaggi noti e meno noti, ma tutti espressione di grande genuinita’,umanita’ e schiettezza.Bravo….e ancora tanti complimenti sinceri ed affettuosi……

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    • Gaetano Villani

      * Gaetano Villani. Dalla sua inesauribile fantasia, questa volta Ennio tira fuori un racconto ambientato in una antica trattoria di Sulmona, dove si ritrovano alcuni amici, per mangiare piatti della tradizione, ma anche per il piacere di stare insieme e ridere insieme. La sostituzione del sale al posto dello zucchero è veramente uno “scherzo da prete”, non me ne voglia Monsignore. Chi non l’ha mai provato, faccia un esperimento e vedrà se esiste una bevanda più disgustosa. Ho provato a immaginare con la fantasia l’interno della trattoria, come ha fatto il mio grande amico Ennio: un vociare di sottofondo, una luce gialla diffusa, nuvole di fumo e, soprattutto, risate, tante risate, proprio quelle di cui avremmo bisogno oggi che facciamo molta fatica a ridere, tra guerre, bambini morti, sanzioni, mala sanità, caro benzina e cose terribili come i femminicidi. Tutte cose che, dopo l’ultimo conflitto mondiale, con molta fatica e tenacia, avevamo imparato a dimenticare. * già Presidente del Consiglio Comunale di Manoppello.

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  • Daniele Ciarfella

    Bravissimo Ennio,
    con parole semplici, alla
    ” pratulana manera”,
    ci fai scoprire sempre delle belle storie di vera amicizia e,di accadimenti di vita vissuta
    con una semplicita’,che ci rende partecipi e parte attiva degli eventi stessi.

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  • Una poesia vivace che, con leggerezza, mette in scena la complicità tra amici e il loro modo scanzonato di ribaltare per un attimo i ruoli tra pazienti e medici, trasformando la serata al ristorante in un momento di autentica comicità popolare. Un quadretto dialettale che strappa un sorriso e celebra lo spirito giocoso dell’amicizia….quella più autentica

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  • Luigi Liberatore con la “penna” ( pardon con la tastiera…) ci sa fare.Scrive bene e tratteggia mirabilmente la
    personalita’ di Ennio Bellucci , sia come apprezzato giornalista di lungo corso, che come acuto, senbile poeta dialettale e narratore ….Non lo conosco di persona ma lo leggo spesso, con piacere, su questo giornale online libero e ben articolato.
    A Ennio ancora tanti sinceri complimenti …..aspetto, con curiosita’ e interesse, la prossima nuova poesia e l’ uscita del suo libro ” La piazze” ….come qui annunciato qualche giorno fa.

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  • Caro amico no mi dilungo troppo per esprimere con cuore come la penso avanti così visto che hai fatto un libro dove lo posso recuperare. Queste cose sono sprazzi di saggezza per il nostro P parse con un passato storico distrutto. Tutto da ricostruire ma se non sappiamo da dove veniamo abbiamo un futuro incerto. Avanti avanti. Ciao

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