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GINO PAOLI: IL RICORDO DI QUELLA NOTTE MAGICA A INTRODACQUA

Se ne va un pezzo della nostra storia collettiva. Con la scomparsa di Gino Paoli, l’Italia perde il suo ultimo grande poeta della canzone, l’uomo che ha saputo dare un volto all’amore, alla malinconia e al tempo che passa. Ma per chi c’era quell’11 agosto del 2011, il ricordo di Paoli rimarrà per sempre legato a uno scorcio di Introdacqua e a un’atmosfera sospesa tra il jazz e le stelle.

​Erano i primi anni del Muntagninjazz, una scommessa che in molti credevano impossibile. Eppure, Valter Colasante – l’indimenticato fondatore della kermesse, la cui assenza oggi pesa quanto quella del Maestro – compì una delle sue “imprese epiche”. Portare Gino Paoli in un piccolo borgo tra le montagne abruzzesi non era solo un concerto: era un atto d’amore per il territorio.

​Un incontro di Jazz (e di anime)

​Quella sera, davanti a oltre mille spettatori, Paoli non si limitò a cantare. Accompagnato da un “dream team” del jazz italiano — Danilo Rea, Flavio Boltro, Rosario Bonaccorso e Roberto Gatto — l’artista genovese d’adozione trasformò i suoi successi immortali in pura improvvisazione.

​La liricità di Rea al piano e l’esuberanza di Gatto facevano da cornice alla sua voce inconfondibile, capace di rendere Il cielo in una stanza un inno universale, che per una notte sembrò toccare le vette della Valle Peligna.

​”La musica è come l’aria: non puoi fermarla, puoi solo respirarla.”

L’eredità di una visione

​Oggi che piangiamo il Maestro, ci piace ricordarlo proprio così: mentre sorseggia un momento di jazz sotto il cielo di Introdacqua, complice lo sguardo visionario di Valter Colasante. Due sognatori che, in modi diversi, hanno dimostrato che la bellezza non ha confini geografici e che un piccolo borgo può diventare il centro del mondo, se illuminato dal genio.

​Gino Paoli se ne va, ma la sua musica — e quella serata che rimarrà negli annali del Muntagninjazz — continueranno a risuonare tra i vicoli e le montagne che hanno avuto il privilegio di ospitarlo.

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