VALLE PELIGNA VERSO IL DESERTO: NEL 2054 SULMONA SCENDERÀ A 11.816 ABITANTI SE NON CAMBIA LA GOVERNANCE
Non è solo una questione di numeri che decrescono, ma di un’accelerazione che rischia di diventare irreversibile. Sabato scorso, al Museo Ovidio di Sulmona, il professor Davide Quaglione, direttore del Dipartimento di Studi Socio-Economici, Gestionali e Statistici dell’Università “G. d’Annunzio”, ha scosso la platea dei sindaci e degli operatori con un’analisi cruda sulla Valle Peligna. L’occasione è stata la firma del patto turistico territoriale tra undici Comuni, un atto che Quaglione definisce la “micro-risposta” necessaria a una crisi strutturale profonda.

L’effetto “espulsione”: Sulmona non traina più
I dati presentati mostrano una realtà che smentisce le percezioni comuni. Dal 1992 al 2024, la Valle è passata da oltre 45.000 a circa 40.000 residenti. Ma il dato più inquietante riguarda il capofila: in una logica territoriale sana, il centro maggiore dovrebbe assorbire i flussi in uscita dai piccoli borghi; a Sulmona accade il contrario.
«Il polo di aggregazione non sta assorbendo, ma sta espellendo popolazione a sua volta», ha spiegato Quaglione. L’accelerazione è il segnale d’allarme principale: se tra il 1992 e il 2001 la città perdeva meno dell’1%, nell’ultimo decennio il calo è balzato al 7,8%. «Non è solo il livello che cala, è la dinamica che peggiora».
Proiezione 2054: il rischio di un deserto demografico
L’esercizio numerico per i prossimi trent’anni disegna uno scenario spettrale: senza interventi correttivi, Sulmona scenderà a soli 11.816 abitanti entro il 2054. In questo scenario, quasi la metà della popolazione (44,90%) sarebbe composta da over 65, con un cittadino su cinque sopra gli 80 anni.
Questa struttura demografica mette a rischio la tenuta dei servizi essenziali. «Un ospedale oggi, per essere efficiente e sostenere i costi di tecnologie avanzate, ha bisogno di un bacino tra i 70.000 e i 120.000 abitanti», ha ricordato il professore. «Non possiamo ragionare di sviluppo se prima non affrontiamo il nodo dello spopolamento».
Dal “presidio” alla “creazione” di valore
Perché la Valle Peligna fatica a reagire? Quaglione rintraccia la causa nella storia “etero-attribuita” di Sulmona. Per secoli, il suo ruolo di centro amministrativo è stato calato dall’alto (dai regnanti o dallo Stato), non generato endogenamente.
«Questo ha spinto la collettività a organizzarsi per presidiare e distribuire risorse esistenti, non per crearne di nuove. È un sistema che non concepisce il bene comune, ma la rendita di posizione. Dobbiamo smetterla di essere “commercianti” di turismo e diventare “operatori”, ovvero imprenditori capaci di fare sistema».
La ricetta: Capitale Sociale e visione integrata
Citando la Legge del Minimo di Liebig, Quaglione ha ricordato che un territorio non cresce aumentando solo una risorsa (come il turismo), ma agendo sul fattore più scarso. In Valle Peligna, il fattore scarso è la governance integrata e il capitale sociale. «Il capitale territoriale che abbiamo — i palazzi, la cultura, la bellezza — è straordinario, ma da solo non basta. Serve un patto sociale che unisca politica, cittadini e associazioni oltre i colori politici».
Il patto siglato tra gli undici comuni e l’attività di realtà come “Il Bosso” rappresentano la via d’uscita per creare quella “massa critica” necessaria a sopravvivere. La conclusione del professore è un monito alla responsabilità collettiva: «Dobbiamo lasciare luoghi migliori ai nostri figli, ma abbiamo anche il dovere di lasciare figli migliori ai nostri luoghi».




finalmente uno che ci capisce
Purtroppo chi ci capisce è di fuori…
mentre chi ci danneggia sono i locali, incluse le truppe cammellate!
E provaglielo a far capire che hanno distrutto una vallata, non lo ammetteranno (e capiranno) MAI!