SCOMMETTO SUL SI MA VOTO NO
di Massimo Di Paolo
I califfati del potere dove la politica non riesce a diventare mercato. Questa forse la considerazione che trasuda tra tanto altro e che, in qualunque modo, fa riflettere molto. LāItalia emaciata e traballante, piena di servizi alla persona ormai al lumicino, con un potere internazionale più da racconto di Collodi che da paese evoluto, in un mondo che ha perso lāorientamento, ha detto No.
Se ci dicessero a Londra o a Berlino, a Oslo o a Singapore, come mai ĆØ stato possibile, in una condizione politica cosƬ forte e definita, potremmo rispondere senza alcun dubbio: perchĆ© lāItalia ha 2000 anni di Storia. Ā Non ha vinto il pensiero leggero, il populismo facile, il dato scontato, la spiegazione facile: ha vinto quella forma di istinto acquisito nei secoli fino a ieri lāaltro.
Nel tempo, lāItaliano medio ha imparato a riconoscere lāarroganza del potere, la paura della differenza di classe, la menzogna. Una consultazione popolare, quella che ĆØ avvenuta, che mantiene stretto un forte significato politico. Non poteva che essere cosƬ; anche se le forze schierate in campo, per il SƬ alla Riforma, hanno tentato, soprattutto nei tempi supplementari, di relegare il Referendum a una dimensione di sola natura tecnica.
Non ĆØ stato un bel vedere quello a cui lāItalia ha assistito poichĆ© le note del confronto sono state quelle dellāarrembaggio a spada tratta. Un processo basato su due principi elargiti a man bassa: da una parte le colpe dei magistrati, dallāaltra le tentazioni autoritarie del governo. Il resto corollario da mercato elettorale.
Al di lĆ di ogni cosa e dei tanti commenti, ĆØ emersa forte e nitida una sorta di āResistenza-culturaleā di un mondo che ha vissuto il fascismo e le sue Leggi e che ha reagito con un coagulo di valori e di presa di posizione da cui ĆØ nato il risultato del Referendum sulla ādivisione delle carriereā. La paura il vero sentimento che ha fatto nascere il voto di āResistenzaā con la convinzione che se la campagna divulgativa, prima ancora che elettorale, fosse stata svuotata da imprecisioni, false veritĆ e resa più pulita nei contenuti, forse il risultato sarebbe stato diverso.
Due narrazioni opposte certamente, ma il marchio dellāesecutivo e della Premier non potevano che dare significati politici alla espressione popolare. Il No ĆØ, di fatto, una sconfitta ad una riforma centrale per la maggioranza di governo e, indirettamente,alle sue rappresentanze regionali e locali, sparse sui territori italiani. Un allagamento emotivo quello che ĆØ sfuggito di mano e che ha caratterizzato la scelta tra il SƬ e il No. Un tentativo vissuto come unāimposizione, con una forte sensazione di svalutazione degli elettori; di quasi umiliazione del libero pensiero e delle capacitĆ di saper ragionare su una tematica complessa. Un gioco al rialzo, nello stile e nelle modalitĆ , che si ĆØ trasformato in uno smacco politico.
Unāaltra questione certamente di non poco conto: la Carta costituzionale non si tocca.
Era il 27 novembre del 1947, nel suo intervento allāassemblea Costituente, Piero Calamandrei recitava: ā⦠Se il Pubblico Ministero deve attendere un cenno del Ministro per sapere se deve o non deve iniziare un processo penale contro un uomo politico, se deve o non deve insistere nellāaccusa, in quel momento la giustizia penale ĆØ finita, e la libertĆ del cittadino ĆØ perduta.ā
Questo il messaggio che il risultato trattiene ed evidenzia, che ha coeso tutte le forze progressiste, in senso trasversale e apolitico, in un momento in cui le dittature, le guerre, le instabilitĆ sociali, le regressioni economiche hanno reso il valore del No omnicomprensivo. Ora: la storia repubblicana suggerisce, torna a suggerire, cautela a chi vuole omettere il passato o a chi vuole banalizzare le conseguenze di una scelta popolare.
Rumor nel 1974; Giuliano Amato nel ā93; Matteo Renzi nel non troppo lontano 2016; lasciarono il campo dopo il risultato di votazioni referendarie non andate a buon fine. Certamente non esiste una norma che obblighi alle dimissioni dopo un referendum perduto ma esistono significati, percezioni, simbologie e il valore del No, per il governo in carica, non ĆØ quisquiglia di poco conto.
Certo, la cosa non sembra preoccupare visto i risvolti con la giustizia della Ministra SantanchĆØ o del Sottosegretario Delmastro, capiamo bene che anche risultati del Referendum potranno essere metabolizzati rapidamente da una destra con la schiena dritta, ma il voto popolare appena trascorso, porta significati importanti con cui occorrerĆ fare i conti. Ā Il primo: la destra in ogni sua parte ha subito una disfatta politica. Il secondo: lāItalia, e non solo la sinistra politica, ha sviluppato una forma di antivirus per ogni forma di controllo autoritario che nella gestione del potere, banalizza la libertĆ di pensiero e di opinione. Il terzo significato si rintraccia nella spalmatura del voto sul territorio nazionale in unāItalia che non ĆØ miope non solo nelle grandi cittĆ ma in quasi tutte le regioni. Con il No la paura ha vinto. Quella paura che ha fatto percepire in tempi anche recenti lo Stato accomodante, che può scendere a patti, che trama, omette, che può aprire guerre contro sĆ© stesso. Sembrava impossibile e insperabile, poi i sondaggi hanno cominciato a raccontare unāaltra storia. Eraclito suggeriva che se non si ĆØ disposti a cercare ciò che sembra impossibile, non lo si troverĆ mai.


